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Archivio Febbraio 2006

Protesta Olimpica Tibetana

27 Febbraio 2006 8 commenti


Nella Torino olimpica, non c?è solo la neve olimpica, le vittorie olimpiche, i fuochi d?artificio olimpici, la notte olimpica. C?è anche la protesta olimpica tibetana. Una protesta portata avanti da tre tibetani che osservano lo sciopero della fame dal 13 febbraio. Un fatto che non fa notizia. Nessun podio, nessuna medaglia conferita. Un fatto di cui poche persone sono venute a conoscenza. Digiunano, i tre tibetani, per richiamare l?attenzione su quanto accade nel Tibet occupato. Occupato da più di 50 anni ormai. Cinquant?anni di un?occupazione cinese che presenta tutte le caratteristiche di un dominio coloniale e non solo. Persecuzioni, maltrattamenti, incarcerazioni, sono all?ordine del giorno in Tibet. A proposito di incarcerazioni. Palden Gyatso, ex prigioniero politico tibetano è stato detenuto per 33 anni nelle carceri cinesi. Oggi ha settantacinque anni, e più di dieci giorni di sciopero della fame alle spalle. L?ho incontrato, per portare a lui e al suo popolo la mia solidarietà, in una piccola tenda allestita in una via di Torino poco lontano dalle vie del centro invase dai turisti. E come me c?erano tante altre persone, arrivate lì non per caso ma per volontà.
La Cina, che ha ottenuto i giochi del 2008, ha manifestato l’intenzione di far passare la fiaccola, simbolo di pace e di fratellanza, proprio in Tibet, di cui disconosce i diritti all’autonomia. ?Quando i giochi olimpici furono assegnati alla Cina, si disse che questa decisione avrebbe contribuito a migliorare il livello dei diritti umani. In realtà nulla è cambiato, anzi, la situazione è peggiorata?. Ha detto Palden Gyatso durante una conferenza stampa il giorno dell?inaugurazione dei giochi.
Tra tutti gli eventi di queste olimpiadi, annessi e connessi, in cui lo spirito olimpico sembra essere stato sormontato dallo spirito della speculazione economica, l?incontro con questo uomo straordinario sarà da me considerato non uno degli eventi ma l?evento olimpico per eccellenza.

Il papiro sbagliato

14 Febbraio 2006 3 commenti


In Egitto, circa 2100 anni fa, forse ad Alessandria, fu avviato un progetto di un’edizione di lusso. Un testo di geografia illustrato con delle mappe. Fu chiamato allora un bravo scriba, che copiasse su un rotolo di papiro dal formato particolarissimo (lungo e stretto) il testo della Geografia di Artemidoro di Efeso. Il testo doveva essere organizzato in colonne verticali, tra le quali era necessario lasciare degli amplissimi spazi bianchi, dedicati alle immagini. Lo scriba portò a termine il suo lavoro, ed il rotolo passò in mano ad un’artista, incaricato di illustrarlo.
Per motivi ignoti, però, l’artista commette un errore grossolano. Mette un’immagine al posto sbagliato e se ne accorge troppo tardi, quando ormai gran parte dell’illustrazione è completata. Bisogna ricominciare da capo, trovare un nuovo rotolo, ridarlo al copista, ricominciare ad illustrarlo. Ma che fare del papiro sbagliato? C’è ancora molto spazio bianco, che viene riutilizzato sul rovescio per disegni di prova, un campionario di animali, e sul lato del testo per degli esercizi su parti del corpo umano, teste o ritratti, piedi, mani. Poi il papiro non serve più e diventa carta straccia.
Straccia, ma ancora utile. In Egitto, non tutti si potevano permettere sarcofagi di legno decorato, come sono i più famosi giunti sino a noi. Si poteva usare il cartonnage, una sorta di cartapesta, formata da carta appunto, gesso, colla. Questa è la fine del papiro sbagliato: viene impastato e diventa una maschera di mummia in cartonnage, di cui le tombe egizie erano piene. Erano, perché molte di esse sono state depredate ed i loro oggetti venduti a collezionisti, curiosi, semplici cittadini locali. Così avviene per la nostra maschera di mummia, che arriva in una casa privata in Egitto agli inizi del Novecento, probabilmente acquistata di sottobanco.
Anche l’egiziano però vende la sua collezione, la maschera passa di mano in mano, fino a giungere in Germania, verso il 1980. Qui un improvvido collezionista tiene la maschera nel posto sbagliato, ovvero troppo esposta alla luce del sole. Il cartonnage si deteriora e cominciano ad affiorare delle lettere in greco. Il tedesco a questo punto sospetta di avere in casa ben più di una maschera egizia di cartapesta e si rivolge ad un restauratore, che pazientemente riesce a separare il papiro. Proprio quello, il papiro sbagliato, che contiene un testo scritto in greco.
Pochissimi studiosi vengono a conoscenza di questa che per gli archeologi ed i papirologi del XX secolo pare una scoperta eccezionale. Il papiro viene studiato e ulteriormente ricomposto grazie a due studiosi che afferiscono ad un istituto di Milano. Più il papiro ritrova il suo contenuto (e le sue dimensioni, 2 metri e mezzo!), più se ne comprende l’importanza.
Intanto il testo. Non avevamo niente di Artemidoro di Efeso, ne conoscevamo l’esistenza solo attraverso delle citazioni indirette di altri autori, le stesse, che hanno permesso di riconoscerlo sul papiro. Ora abbiamo l’inizio del secondo libro, dedicato alla Spagna. Ma non solo. Non c’erano carte geografiche così antiche per il mondo classico. Ora ne abbiamo una, della Spagna romanizzata. E poi i disegni. Quaranta animali con i loro nomi: forse un repertorio che sarebbe servito per illustrare un testo di zoologia, o chissà cosa. E gli esercizi: mani, piedi, teste, come si faceva nel Quattrocento o nel Cinquecento. Non conoscevamo niente del genere, non di questa estensione: e adesso questo papiro sbagliato ci permette di entrare anche se per un attimo, in una bottega di artista egiziana, per la prima volta: vediamo un campionario di soggetti, vediamo gli apprendisti che studiano modelli, vediamo l’illustrazione di un testo, così come si faceva più di duemila anni fa. E’ solo uno sguardo, un’occhiata veloce, ma su una realtà a noi finora praticamente sconosciuta.
E il papiro dov’è? E’ rimasto invenduto fino al 2004, quando una fondazione torinese l’ha acquistato per la cifra di 2.700.000 euro. Un bel guadagno per il signore tedesco, che per la maschera di mummia in cartonnage avrà pagato si e no qualche centinaio di marchi. La fondazione l’ha concesso in comodato gratuito per 25 anni al Museo Egizio di Torino, che a sua volta sarà ristrutturato e risistemato. E adesso il papiro, prima di partire in tournée per il mondo, può essere visitato da tutti, in una mostra a palazzo Bricherasio. Qui per il momento si è fermata la straordinaria storia di questo papiro sbagliato.

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Notizie utili – “Le tre vite del papiro di Artemidoro. Voci e sguardi dall’Egitto greco-romano”. Dall’8 febbraio al 7 maggio. Torino. Palazzo Bricherasio, via Teofilo Rossi angolo Via Lagrange. A cura di Salvatore Settis e Claudio Gallazzi. Organizzata da Fondazione Palazzo Bricherasio in collaborazione con la Fondazione per l’arte della Compagnia di San Paolo. Catalogo Electa.
Orari: lunedì 14,30-19,30; da martedì a domenica 9,30-18,30; giovedì e sabato apertura fino alle 22,30.
Biglietti: intero 7 euro; ridotto 5; bambini (6-14 anni ) 3,50; gruppi e convenzioni 6 euro. Visite guidate (su prenotazione) 70 euro fino a 25 persone.
Informazioni 011-57 11 811. Accesso disabili da via Lagrange 20. Per avere informazioni sui trasporti e come muoversi a Torino durante le Olimpiadi (10-26 febbraio) consultare www.torino2006.org

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La haine – L’odio

10 Febbraio 2006 17 commenti


Ricevo da E-vane questa catena che riguarda le cose che proprio non ci piacciono.

- LA CITTA’ PIU’ BRUTTA CHE HAI MAI VISTO

Nessun dubbio. Durante una vacanza in macchina in Olanda, rientrando in Italia si fece tappa in una città tedesca nemmeno piccola di nome Pirmasens, di quelle che sulle carte stradali touring non hanno nemmeno una righetta verde che indichi qualcosa da vedere… Infatti! Orrenda, nonostante un’ottima bistecca e albergo a diverse stelle con prezzo stracciato al weekend. Chissà come mai.

- DOVE NON ANDRESTI MAI IN VACANZA

Questo è difficle da dire. Non mi attirano le vacanze sui laghi, però non escludo niente a priori.

- IL POLITICO CHE TI FA PIU’ SCHIFO

Il nano è fuori categoria, come pure Bush; ci metto anche Tremaglia, Calderoli, Bondi, Gasparri, Mastella e buona parte della sinistra cattolica in modo ottuso.

- IL LAVORO CHE NON FARESTI MAI

Il medico. L’idea di operare mi atterrisce.

- LA PERSONA PIU’ ODIOSA CHE HAI MAI CONOSCIUTO

Beh, alcune mie avversarie, specie due livornesi, mi mandano in bestia. Ce ne sarebbero di più, ma alcune sono poi diventate mie compagne! Al di fuori dello sport, difficile dire, anche perché ho odiato poche persone e di una di esse mi sono successivamente innamorata!

- ATTORE/ATTRICE PIU’ CANE/CAGNA

Anche qui nessun dubbio: Stefano Accorsi. Non lo sopporto, recita male e secondo me andrebbe sistematicamente doppiato.

- IL FILM PIU’ BRUTTO CHE RICORDI

I heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita (2004): cast incredibile: Naomi Watts, Dustin Hoffmann, Isabelle Huppert, Jude Law e recensioni decenti… beh è rivoltante. Ho abbandonato la sala.

- FRA LE ATTIVITA’ GIORNALIERE QUAL’E’ QUELLA CHE TI STA PIU’ SULLE PALLE

Giornaliere? Non lo so, perché non ho un vero trantran quotidiano. Ma andare tutti i lunedi mattina all’alba a firenze non lo sopporto proprio.

- LA SQUADRA SPORTIVA CHE VORRESTE VEDER GIOCARE A FALLUJA

Campionato di Serie A in blocco; tutta la Formula 1 e i motori, tutto il wrestling, un po’ di golf.

- IL BLOGGER CHE VORRESTI FOSSE ESPULSO DALLA BLOGOSFERA

Direi proprio nessuno. Per ora non ho avuto brutte esperienze. Ecco magari un cartellino giallo a chi legge e rilegge senza mai lasciare un commento ogni tanto ci vorrebbe, ma espulsione no!

Penso che la catenia stia dilagando, comunque provo a passarla a Rita, Danubio, Ghismunda, Ivy, Barbaricina

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Torino 2006: una questione morale

4 Febbraio 2006 15 commenti


In diverse occasioni sul bellissimo sito di The Hours, che consiglio a tutti di visitare (il link è a fianco), ho avuto modo di toccare con mano le perplessità di molte persone riguardo alle imminenti Olimpiadi di Torino. Si tratta sostanzialmente di due ordini di problemi. Il primo, riguarda la città e i cittadini. Disagi a non finire, decine di cantieri aperti contemporaneamente, la sensazione, in buona sostanza, di essere espropriati della città. Alcuni amici mi dicevano ieri, per restare al mio campo, che la Biblioteca Reale è chiusa e che l’attività universitaria è sospesa, data l’amplissima partecipazione dei giovani all’organizzazione dell’evento. Se dovessi recarmi a Torino per studiare, impazzirei per trovare i servizi minimi. Il secondo è di carattere ideologico. Lo sponsor ufficiale delle Olimpiadi è la Coca Cola, azienda nell’occhio del ciclone per le note violazioni dei diritti umani dei lavoratori, perpetrate soprattutto nei paesi poveri. Precisamente l’opposto degli ideali di uguaglianza e fratellanza sottesi ad una manifestazione sportiva quale è l’Olimpiade. Da qui, manifestazioni di protesta, a volte anche clamorose (tentativo di sottrazione ad un tedoforo della fiaccola).
Conoscere queste perplessità, legittime e perfettamente condivisibili, mi ha fatto molto pensare. Credo che si stia correndo un grosso rischio e da sportiva ne sono molto preoccupata. Negli ultimi anni, attorno allo sport si sono concentrati interessi enormi. Ci sono eventi che catalizzano l’attenzione di miliardi di persone, perché lo sport rimane una manifestazione di serena competizione tra le persone più disparate e per questo travalica le barriere socioeconomiche correnti. Leggere l’ordine di arrivo delle gare di atletica di mezzofondo e fondo può fare pensare ad un mondo dominato dall’Africa. Tutto ciò è meraviglioso da un lato, pericoloso da un altro. Come dice Pierino Gros (oro a Innsbruck 1976 in slalom) in un’intervista recente, al giorno d’oggi per una cerimonia d’apertura non ci si può accontentare del lancio dei palloncini. E’ uno spettacolo mondiale e come tale deve essere organizzato. Si sta correndo il rischio però che la fase organizzativa e spettacolare prenda completamente il sopravvento, dal punto di vista ideologico e di immagine. Si tende ad organizzare un’Olimpiade in paesi dove vi sia rispetto per i diritti umani (ma ci sono molte eccezioni, da Los Angeles 1984 a Pechino 2008 per esempio, capitali di Paesi dove è -ed era- in vigore la pena di morte), ma avere Coca Cola come sponsor non crea problemi. Si esaltano la lealtà e la correttezza, mentre ci si rivolge ad enti ed aziende che quotidianamente non le rispettano.
L’organizzazione di Torino 2006 ha fatto tutto nei tempi, ha costruito opere che dureranno, ma ha fallito dal punto di vista ‘morale’: ha allontanato l’Olimpiade dallo sport, tant’è che l’unico argomento valido contro queste perplessità è che le gare cancelleranno tutto, che alle prime medaglie molte cose saranno dimenticate, che tanti sforzi saranno compensati da uno spettacolo irripetibile, sarà una grande festa etc. Ma c’è un errore: l’Olimpiade non è un processo prima di allontanamento e poi di riavvicinamento allo sport. Deve essere lo sport, deve rispettarne il più possibile i valori, in ogni momento ed in ogni fase, anche se siamo nel 2006, anche se dobbiamo essere visti da miliardi di persone. E’ questo scollamento, che ho avvertito per Torino, a preoccuparmi. Il centro deve essere l’atleta, la competizione, la lealtà, anche nel momento in cui si cercano fondi per il PalaIsozaki. La sfida futura sarà di ritrovare questo equilibrio, pur organizzando la più spettacolare delle cerimonie d’apertura. Andando avanti così, invece, ci saranno sempre più show, soldi, gadget, ma comprenderemo sempre meno la poesia di un arrivo in volata dopo decine di km passati a superarsi tra i binari di una pista di fondo, tracciati tra montagne di straordinaria bellezza.

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