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Archivio Marzo 2006

Il genio di Mel Brooks: The Producers

18 Marzo 2006 13 commenti


Se vi dicessi che “Per favore non toccate le vecchiette” e “Una gaia commedia neonazista” sono lo stesso film? La fantasia dei pubblicitari italiani è notoriamente senza fine, così a 38 anni di distanza la stessa pellicola, che nell’originale non ha mai cambiato nome: “The Producers”, si guadagna due titoli che più diversi non potrebbero essere. Il genio però è unico, ed è quello di Mel Brooks, che nel 1968 esordì al cinema con “Per favore non toccate le vecchiette”, in cui l’improbabile coppia di produttori (uno vero e uno aspirante tale) di Broadway, Max Bialystock e Leo Bloom, scopre di poter fare un sacco di soldi organizzando uno spettacolo… fallimentare. Che c’entrano le vecchiette? Sono le finanziatrici dello spettacolo, che sarà nientemeno che “Primavera per Hitler”. Nulla però andrà secondo i piani. Un film ormai di culto, indimenticabile, tant’è che mio padre si ricorda ancora il motivetto “Springtime for Hitler and Germany…”.
Molti anni dopo (32!), Mel Brooks decise di tornare su “The Producers”, adattandolo per il teatro e facendone un musical. L’operazione ebbe un successo strepitoso, tanto che, caso credo più unico che raro nella storia del cinema, adesso quello spettacolo e quella storia tornano sul grande schermo. Mel Brooks ha scritto tutto: sceneggiatura, musica e parole; la regia è invece di Susan Stroman, come per lo spettacolo teatrale (che, tra parentesi, ha una sua versione italiana con Enzo Jacchetti).
Ieri sera dunque eccomi al cinema per “The Producers”, nel giorno della sua uscita (cosa che mi piace molto). Ebbene il film è divertentissimo, le parti musicali ben fatte e non pesanti, la sceneggiatura è brillante, il ritmo incalzante. E’ un umorismo particolare e anche un po’ d’altri tempi, grottesco, politicamente scorretto e sconveniente, assolutamente non offensivo ma anzi molto godibile. A partire dalle vecchiette, per finire con la strepitosa famigliola del regista incaricato dello spettacolo, il peggiore possibile e naturalmente gay, che si circonda di assistenti effeminatissimi (meraviglioso il suo fidanzato, “Carmen”), checche varie o macho vestiti alla Village People. Per non parlare poi dell’autore di “Springtime for Hitler”, specie di fanatico e criminale (neo)nazista, che si diletta nell’addestramento di piccioni (altro che Povia) perfettamente in grado di fare il saluto romano.
Gli attori per me sono una scoperta, Nathan Lane e Matthew Broderick (si, il bimbo di Wargames), che ho trovato bravissimi, specie il primo, e poi Uma Thurman, che canta e balla in modo impeccabile e fa veramente molto divertire.
Ode quindi al genio di Mel Brooks, anni 81: chi come me gli doveva eterna gratitudine non solo per le “vecchiette”, ma anche per “il mistero delle 12 sedie”, per “mezzogiorno e mezzo di fuoco” e ovviamente per il celeberrimo “Frankenstein jr.” (di cui lo stesso Brooks sta preparando un adattamento musicale per il teatro), credo che non rimarrà deluso da questo strambo remake, che fa passare due ore e mezzo di totale svago, senza mai un attimo di pausa né tantomeno di noia.

“Cosa sento? Una stomachevole esalazione di autostima?”

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Cinico reality made in U.S.A.

15 Marzo 2006 10 commenti

C?era una volta il Grande Fratello, il primo reality show made in Italy. Ricordo quando anni fa fu annunciata la sua prima edizione molti si schierarono contro quel programma televisivo, (anche se, a mio avviso, chiamarlo ?programma televisivo? è una definizione impropria, poiché tale programma rientrerebbe a pieno titolo nella tivù spazzatura) ma non è di questo che vorrei scrivere in questo post. Una delle polemiche maggiori era su questioni che sfioravano la privacy.
Quest?anno, oltreoceano, è stato sfornato il Miracle Workers, il nuovissimo reality show made in U.S.A, la cui prima puntata è andata in onda proprio la scorsa settimana. I partecipanti, se così vogliamo chiamarli, sono malati gravi. Avete letto bene. Malati gravi ai quali viene data la possibilità di curarsi gratuitamente attraverso cure sperimentali. Cure gratuite in cambio di riprese, violazione della privacy, violazione della propria intimità, del proprio dolore. Una telecamera infatti segue il paziente ovunque e dovunque, fuori e dentro il suo corpo. Perché, oltre ad essere mostrata la vita sociale della persona malata (visite mediche, esami, cure alle quali essa è sottoposta), viene addirittura mostrato cosa succede all?interno del suo corpo.
L?idea di questo programma è sconcertante, volgare, paternalista e cinico. Il cinismo degli Stati Uniti è entrato a governare anche la vita dei malati termali. E visto che siamo in piena campagna elettorale con confronti all’americana uno slogan di quel che resta del welfare made in u.s.a. potrebbe essere: ?cure per pochi ma non per tutti?.

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34 anni e una brutta sensazione.

12 Marzo 2006 26 commenti

Ieri, 11 marzo, era il mio compleanno, 34. E’ diventata una data triste, purtroppo, cosa che i miei genitori non potevano sapere, naturalmente, nemmeno quando si sono sposati, l’11 settembre. No, il 7 luglio non è successo niente di rilevante nella storia della mia famiglia, se è questo che vi state chiedendo. Ho festeggiato in un modo diverso dal solito, ovvero prendendomi una piccola vacanza con la mia compagna. Destinazione: Umbria, campagne vicino a Perugia e al Lago Trasimeno; obiettivi: riposo assoluto, un po’ di tempo per noi, mangiare bene e vedere una città, Perugia appunto, dove non eravamo mai state (le palestre di periferia dove ho giocato non fanno testo).
Giovedi sera, a cena, abbiamo parlato di vacanze. Già dall’anno scorso eravamo attratte dalla Spagna. Perché la Spagna? Fare tutta la costa del sud della Francia fino a Barcellona, la nostra meta, è affascinante e non impossibile in macchina. Ma c’è altro. La Spagna è un paese che sta correndo; negli ultimi dieci anni, almeno, ha fatto passi da gigante, a livello economico, politico e sociale. La mia metà dice che lo spartiacque sono state le olimpiadi di Barcellona 1992. E’ un fatto che sia diffusa la percezione di un progresso sostanziale e, rispetto all’Italia, di un sorpasso, Non è solo Zapatero. La Spagna è la prova che quando una società riesce ad esprimere una classe politica valida, non importano gli schieramenti, non importa chi vince le elezioni, si va avanti. Si possono condividere o meno le scelte su problemi specifici (vedi la guerra in Iraq), ma il sistema funziona. Venendo ad un problema che ci tocca da vicino: io sono convinta che le unioni di fatto non siano un problema di destra o di sinistra. Sono una realtà, e sta ai diversi schieramenti dare una loro soluzione. La Spagna in questo mi conforta: per Zapatero, l’unione di fatto è un matrimonio; per Aznar, doveva essere una specie di pacs. Un problema, due risposte. Così secondo me dovrebbe essere.

Ecco vorremmo andare in Spagna, si diceva, per vedere come si sta in un paese in forte crescita. Un paese che si sta rinnovando, che guarda al futuro, un paese che corre. Che aria si respira? Cosa pensa la gente? Come si vede? E come ci si può presentare un paese così?

Entrambe abbiamo la stessa, sgradevolissima sensazione, di vivere in un paese fermo, anzi, che torna indietro, che peggiora. Sarà che ci troviamo in un settore molto penalizzato, l’università, dove non c’è una persona che guardi con ottimismo al proprio futuro, perché non sa nemmeno come si dovrebbe chiamare il ruolo a cui aspirare nei quadri dell’accademia italiana, perché non ci sono fondi nonostante ci siano sempre più iscritti che pagano le tasse… e arrivano all’università parlando (giuro) del “devid” di Michelangelo. Già, all’inglese, manco fosse Beckham… Sarà che siamo parte di una minoranza ancora senza diritti, ma la sensazione è fortissima. Una mia amica tornata da Parigi, mi disse: come sono vestite bene le ragazze francesi! E certo, perché noi ci vestiamo sempre peggio. Mancano i soldi, ma manca anche il gusto: tutte veline. Invasi dalla tv fino alle midolla, non ci accorgiamo che il Grande Fratello non è un programma tv, è la tv, e noi siamo il programma. Dirette non-stop per l’infortunio di un calciatore, in tutte le tv. Lo stesso che, a Sanremo, fa alzare di svariati punti l’audience. Un calciatore. Sposato con una soubrette.
Torniamo in piazza a difendere ciò che i nostri genitori, nelle stesse piazze, hanno ottenuto 30 anni fa. Firmiamo per referendum a cui dicono di non partecipare. Per dire no. Dimmi perché non devo andare a votare, semmai. Dimmi perché devo votare no, dimmi perché devo votare si, questo è il senso dell’astensione. Cerchi uomini politici da rispettare davvero, in cui riporre speranze. Se li trovi, sono gli stessi di 15 anni fa. L’unico vero politico nuovo, è l’uomo più ricco d’Italia: propugna come modello assoluto gli Stati Uniti, culla della democrazia. Ma da noi una Merkel, uno Zapatero, una Bachelet, non potrà mai nascere? Per non sbagliare,ormai è tornata la censura. Rimetteremo anche i libri all’Indice? Che succede se domani esce un saggio, magari di uno scienziato credente che ribadisce che, accidenti, quella poltiglia di embrione è tutto tranne che un individuo, che non è niente? Potremo leggerlo? Vent’anni fa, si. Oggi, sarà sempre più facile leggere la Fallaci.

Facile consolarsi guardando una piazza meravigliosa come quella di Perugia, ed un capolavoro di 750 anni fa, come la fontana maggiore. Cominciano a mancarci le forze e le ragioni per invocare la nostra arte, la grande cultura, le nostre eccellenze, come se fossero garanzia assoluta che via, alla fine ce la caveremo. No. Non c’è Piero della Francesca che tenga, stiamo tornando indietro. L’aria italiana è un’aria pesante, scura, sporca. Vogliamo vedere se c’è aria fresca, altrove, per fare una pausa. Per questo, giugno 2006, proviamo con Barcellona, Spagna.

Nonostante tutto: CHAIN! 7 cose…

7 Marzo 2006 4 commenti


Dilagano le proteste, si creano associazioni, la blogsfera è in rivolta contro le catene, ma io imperterrita mi ci butto! Tornerò presto a cose più serie, ma intanto, come dire di no a nns?

1) 7 cose che vorrei fare prima di morire:
- diventare davvero magra
- scrivere un bel libro di narrativa
- scrivere un bel libro scientifico
- comprare una casetta con giardino – da riempire con cani e gatti
- andare in Islanda
- correre la maratona di New York
- passare un anno di ritiro nella mia casa in montagna

2) 7 cose che non so fare:
- public relation!
- qualsiasi cosa che implichi abilità manuale
- cantare
- stare zitta con gli arbitri
- cucinare
- tenere a dieta il gatto (e a volte anche me stessa)
- giocare a bowling: l’ho scoperto una settimana fa, sono negata

3) 7 cose che mi piacciono nella persona che amo:

- le sue parole
- l’intelligenza
- le mani
- le sue cose nella sua stanza quando lei non c’è
- i capelli versione Liam Gallagher (esiste la versione Noel, meno bella)
- il piglio del capitano (della squadra di calcetto)
- il fatto di averla vista cambiare nel tempo

4) 7 cose che dico spesso:

- cazzo
- in realtà
- davvero
- ho capito, ma…
- merda
- scusa/mi scusi
- ciao bidone (al gatto)

5) 7 libri che mi hanno colpito:

- le braci, s. marai
- cent’anni di solitudine, g.g. marquez
- una stanza tutta per sé, v. woolf
- l’opera al nero, m. yourcenar
- le ore, m. cunningham
- la storia, e. morante
- la signorina else, a. schnitzler
- scritto sul corpo, j. winterson

6) 7 film che amo e che rivedrei in continuazione:

- frankenstein jr.
- mulholland drive
- innamorarsi (si… quello con r. de niro e m. streep)
- ehm, i ponti di madison county (piangendo ogni volta di più)
- la tigre e il dragone
- quel che resta del giorno
- camera con vista

7) passare il test a 7 persone… vorrei mettere un po’ di pressione su tutti coloro che passano e non l’hanno ancora fatto: forza! Confido poi nella fantasia di Ghismunda.