Archivio

Archivio Giugno 2006

Omaggio

26 Giugno 2006 17 commenti


A volte riesco a fare delle cose senza ascoltare quella profonda sensazione di disprezzo verso me stessa che automaticamente si genera, nel momento preciso in cui mi accingo ad agire.

In un albergo a quattro stelle sul Golfo di Napoli, davanti a Castel dell’Ovo, un panorama mozzafiato, le luci sul mare, le barche che ondeggiano dolcemente davanti alla riva, Elena non pensa ad altro che alla partita Francia-Togo e a Notti Mondiali. Ha a disposizione un televisore enorme con Sky. Ma non si vede Rai Uno e Sky non funziona. Elena non pensa: pazienza, vado a farmi una girata, due passi, prendo aria. No, Elena per prendere aria apre la finestra, respira il dolcissimo e sensuale profumo del mare, e valuta la possibilità di chiamare l’assistenza, alle ore ventidue di una calda e una meravigliosa serata d’estate. Alza la cornetta e telefona alla portineria dell’albergo.

Lo sto veramente facendo. Si, domani ho la relazione, sono tesa, nervosa, devo riguardare delle cose e non c’è niente di meglio del calcio e dei programmi tv come sottofondo per restar concentrata; sono stanca, sono sola, tutto vero. Ma quanto sono mediocre.

Due signori arrivano. Sulla sessantina, mi chiedono “signora, che succede”? Ed io, con alle spalle il Golfo di Napoli illuminato, rispondo: guardi qua. Non si vede Rai Uno e Sky non funziona. I due signori cominciano a lavorare, chiedendomi se mi piace Napoli, perché sono qui, che lavoro faccio e poi spostando il discorso sui Mondiali. Io rispondo che Napoli è bellissima, non c’ero mai stata, che sono qui per un convegno, peccato per i Mondiali e pensare che in Francia si vedono tutti in chiaro! I due signori rivoltano la tv, spostano il frigobar, e poi mi dicono: signora, purtroppo non c’è niente da fare. C’è un problema con l’antenna, non possiamo fare niente ed il colelgamento a Sky sta per essere attivato, ma evidentemente ancora non è disponibile nel suo piano. Io li ringrazio, divendo che in fondo non è poi così grave e loro mi salutano con una gentilezza sconcertante, scusandosi di non essere riusciti a risolvere il problema.

La sera dopo, contenta perché è tutto finito, arrivo alle 21 nella mia stanza. Sky funziona, ma Rai Uno non si vede ancora, e su Sky non si vede niente perché la partita (Argentina-Messico) è oscurata e l’albergo non ha l’abbonamento per i Mondiali. Ma la mia collega V. mi aveva detto: vieni a vederla in camera mia, la partita. Da me si vede. Ha parlato la mattina, come me, è due giorni che mi sopporta, gliene rimangono altri due, ma mi invita lo stesso. Ed io, invece di dirle: ma no grazie, dormi tranquilla, vado. Lei si infila nella vasca da bagno e io guardo la partita. Poi mi fa compagnia fino alla fine. Le spiego che dovrebbero entrare Tevez e Messi, i veri talenti. Le racconto un po’ di cose, lei ascolta paziente. Tevez e Messi entrano. Ai supplementari un barlume di dignità riaffiora e le dico: grazie cara, ma ora riposati. Vado nella hall. Lei insiste un po’, ma alla fine cede. Buonanotte.

Nessuno guarda la partita, nella hall. Vengono solo in sei o sette per rivedere il bellissimo gol di Maxi Rodriguez. Tutti cantano insieme al tizio che suona il pianoforte. I ragazzini tutti in ghingheri cercano compagnia. Gli atleti delle Olimpiadi dei trapiantati si raccontano le loro storie.

Io vado a letto, alla fine. Il giorno dopo, domenica, dopo una bellissima giornata a Ischia, suggerita dalla mia collega V., rientro. A casa, come al solito, ripenso a tutto. E credo di dover fare un omaggio.

Ai tecnici dell’albergo

Ai parenti napoletani di V. che per tutto un giorno si sono preoccupati di consigliarci il luogo migliore di Ischia

Ai dipendenti dell’Istituto F. di N. che si sono fatti in quattro per consigliare a me e V. una buona pizzeria, che nei momenti di pausa vedendomi stanca e tesa mi hanno fatto ridere e divertire, che ci hanno fatto compagnia nei momenti vuoti, di attese lunghe ma fondamentali

Ad un meraviglioso avvocato che vent’anni fa di tasca sua ha fondato un Istituto che ora è tra i più prestigiosi d’Italia

Alla professoressa A. N., perché è difficile trovare in questo ambiente persone così vivaci, aperte, simpatiche

Al capotreno dell’ICplus Napoli-Sestri Levante, che ci ha dovuto fare la multa perché siamo salite, avvisandolo, senza biglietto, ma poi ci ha fatto stare in prima classe facendoci pagare la seconda (“Fino a Roma ci sono io, state tranquille, poi non so chi salirà”), così come al suo collega salito a Roma che quasi quasi si è scusato con noi per la tariffa assurda del biglietto a bordo (+25 euro), facendoci restare ovviamente lì

Alla barista di Roma Termini che ci ha raccontato di Ischia, ci ha detto di tornarci assolutamente, perché ci sono tante cose da vedere. Alla domanda di V. : ma tu sei di Ischia? Lei ha risposto : No, sono di Como, figurati… Ma lo ha detto per gentilezza, per essere carina, ovviamente.

Ed infine alla mia collega (o amica? Ho trovato un’amica?) V., perché non ho mai parlato così tanto, di tutto, e così piacevolmente.

Un viaggio, per quanto breve, in un luogo sconosciuto, è anche un viaggio tra le persone, che intraprendo sempre non aspettandomi niente. Stavolta ho avuto più di quanto mi aspettassi, molto di più. Ho proiettato la mia mediocrità sugli altri. Ho ricevuto in cambio, per piccoli gesti, umanità, gentilezza, comprensione. Non lo saprete mai, ma grazie.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Le luci della Luminara

18 Giugno 2006 18 commenti


La sostanza è che sono lì davanti a me, una dopo l’altra, tante prove importanti: anzi, si stanno ormai disponendo sempre più chiaramente nei giorni, mesi e quasi anni a venire tutti i passaggi cruciali che decideranno in qualche modo il mio futuro. Ormai è nettissima la sensazione che nel giro di poco tutto quello che ho fatto, le conoscenze, le esperienze, tutto, sarà completamente verificato. Ho la percezione che la mia vita sia in uno di quei momenti di revisione completa, che precedono un cambiamento fondamentale. E’ così, sono come chiusa per inventario: un continuo censire, scartare, tenere, valutare, ricordare, recriminare. Non ho consapevolezza di altro, se non di questo momento. A cosa porterà, che tipo di cambiamento ci sarà, non posso dirlo: so solo che quando sarà avvenuto, poco o niente sarà rimasto come prima.

Categorie:Argomenti vari Tag: , ,

I mondiali e la globalizzazione

11 Giugno 2006 5 commenti

Sono ricominciati, dopo quattro anni, i mondiali di calcio. Domani sera Italia – Ghana. Il Ghana, un piccolo stato africano. Il che? Il Ghana, quel paese dell?Africa Occidentale che confina con la Costa d? avorio. Ah si! La Costa d?Avorio, una delle mete turistiche più battute dell?africa occidentale. Anche il Ghana si difende bene in quanto a turismo ma continua ad essere un paese che vive all?ombra di grandi stati quali il Senegal e Costa d?Avorio. Gli africani e il calcio. Una squadra africana ai mondiali. Il calcio apre le porte alla globalizzazione. Tante squadre del ?sud del mondo? competeranno con quelle del cosiddetto ?mondo industrializzato?. Anche nel calcio uno scontro tra due mondi, tra due modi di concepire e vivere la vita. Così domani una squadra africana giocherà contro l?Italia. Inutile dire che simpatizzerò per il Ghana. Una parte di me è rimasta in Africa, nell?Africa nera in ho vissuto diversi mesi. A fronte di tutto ciò è difficile per me fare il tifo per la nostra nazionale. Forse anche perché il calcio non mi è mai interessato, soprattutto per gli interessi economici che girano introno. Tiferò Ghana, così come tutti i ghanesi presenti in Italia si raccoglieranno in casa di amici per assistere alla partita. Farò il tifo per il Ghana ma non solo. In questi mondiali spalancati sull?Europa, tiferò per tutte le squadre che arrivano da altri mondi, da quei mondi ripieni di povertà e dignità, dove un bambino può cominciare a giocare a calcio con una palla di stoffa e, se baciato dalla fortuna, si ritroverà a giocare nella nazionale di calcio del suo paese per inseguire per se stesso e per i suoi connazionali quei sogni di gloria legati ad una palla di stoffa che, come per incanto, potrebbe trasformarsi in un Pallone d?Oro.

Flip flops

4 Giugno 2006 15 commenti


Mentre tutti imprecano contro questo rigurgito d’inverno, io, felice, esulto. Va detto che detesto l’estate, la vera estate, per il caldo e per le giornate troppo lunghe, troppo sole, troppa luce per me amante della sera e della notte, troppi pochi vestiti… sono una persona piuttosto autunnale. Ma da qualche anno a questa parte, c’è qualcosa che mi rende l’estate ancora più insopportabile, ovvero l’invasione dell’infradito. Non li posso vedere, li trovo volgarissimi. Bene in questo periodo per fortuna sono spariti, come d’incanto e io ho avuto qualche giorno di tregua.
L’infradito: ma perché? Perché andare vestiti di tutto punto ma con i piedi al vento? Non dico in spiaggia, dico in città, dico la sera, ovunque e in qualsiasi occasione. E sono considerati pure eleganti. Leggevo nel blog Greek Tragedy un po’ di tempo fa che il massimo della moda a New York è metterli di colori differenti. Ma che bella trovata. La cosa che più mi infastidisce è vedere questi piedacci nudi con le ditina che si muovono nel (difficoltoso) tentativo di camminare a zero millimetri dall’asfalto infuocato. Brrrrr che brividi di orrore.
E’ evidente che ho dei problemi. Andrei in giro sempre con gli anfibi e le scarpe da ginnastica. Un’estate, attirandomi il profondo disprezzo della mia metà, mi presentai in vacanza all’Isola del Giglio con le sole scarpe da trekking per andare al mare. La scusa era che secondo me non c’era niente di meglio per muoversi sugli scogli. La verità è che non potevo concepire di mettermi dei sandali. In Croazia fortunatamente ho trovato delle comodissime scarpine da spiaggia/scogli ben chiuse. Che benedizione.
Pare che questa mia intolleranza verso i piedi nudi potrebbe essere analizzata molto proficuamente da uno psicanalista. Ma non sono sicura di voler conoscere le conclusioni. Qualcuno una volta ha timidamente suggerito che la cosa potrebbe avere a che fare con il modo in cui vivo la sessualità. Ettepareva. Cerco di non pensarci e nel frattempo mi godo questa piccola tregua, prima della tremenda invasione dell’infradito. Per fortuna sto prenotando una vacanza nel posto più a nord d’Italia, in Alto Adige. Sarò felicemente circondata solo da scarponcini da montagna e bellissime scarpe da ginnastica. Evviva!

Categorie:Argomenti vari Tag: ,