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Archivio Agosto 2006

Agosto londinese

19 Agosto 2006 4 commenti

E’ successo tutto molto, molto rapidamente. Stavo pensando a come organizzare il mese di agosto, in cui forse non sarei andata in vacanza, tra weekend mirati, giretti in montagna, coccole alla nonna novantenne e via di seguito, quando mi arriva un mail dai miei colleghi inglesi che mi dicono di aver trovato una buona occasione di una stanza a Londra a poco prezzo per il mese di agosto. Biblioteche, uffici, archivi, tutto aperto a Londra in agosto, quindi perche’ non approfittarne per venire a lavorare? Gia’, perche’? Non c’e’ un buon motivo, ma io non sono contenta della proposta. Ho lavorato spesso in agosto, ma con i ritmi estivi, rilassati, senza pressioni. Non sono preparata ad un mese di lavoro violento. Non posso dire di no. Parto il 6 agosto, con le idee confuse e con poca voglia.
Non ho mai lavorato a Londra, ci sono stata solo per turismo. Un po’ mi spaventa, me la ricordo grande, difficile da affrontare, non come l’amichevole e in fondo ‘semplice’ Parigi.
Atterro. Con venti minuti di anticipo. Prendo l’autobus, vado da una collega a ritirare le chiavi della casa, riprendo un altro autobus per la mia destinazione. Abitero’ a West Norwood, borough di Lambeth, sud est di Londra. L’impatto e’, per me, difficile. E’ un quartiere abbastanza anonimo, si vede subito, anche passando col bus. Ci sono immigrati da tutto il mondo, pochi inglesi ‘nativi’, se non studenti che cercano alloggi ad un prezzo decente. La casa e’ carina, un piano sopra un’agenzia di viaggi. La mia stanza confortevole. Mobili Ikea. Il tavolino Lack. La padrona di casa e’ una ragazza tedesca, fidanzata con un italiano, che ha studiato a Londra e ci si e’ fermata. Cosi’, la libreria e’ praticamente trilingue: testi in inglese, tedesco, italiano. Forse i libri, forse i mobili dell’ikea, forse l’idea di condividere in fondo gli studi di questa ragazza, ora dopo ora comincio a sentirmi meglio. Vado al supermercato e faccio la spesa. E’ domenica e tutto e’ aperto.

Il giorno dopo comincia il mio contatto con la Londra universitaria. Per arrivare a Bloomsbury devo prendere un treno metropolitano, nemmeno il classico tube. Mentre arrivo a destinazione, non posso non pensare a cosa dovevano essere le strade che percorro poco piu’ di un anno fa. Per arrivare all’istituto passo nell’ordine per la stazione di King’s Cross, per Tavistock Square e quasi lambisco Russell Square. Sono i luoghi degli attentati. Ma e’ solo un pensiero che passa: l’istituto dove devo andare e’ davanti a me.

Da questo momento in avanti, Londra mi apre le sue porte ed e’ una Londra diversa, una Londra da intellettuali, anzi forse da specialisti, ma e’ una Londra affascinante. Mi colpiscono gli spazi di studio del mio istituto. Tutto e’ fatto per facilitare al massimo la ricerca. Scaffali aperti, libri che posso portare da un piano all’altro, una fototeca che rappresenta l’universo visivo di uno straordinario storico dell’arte, Aby Warburg. E cosi’ e’ la British Library, aperta a tutti, da chi vuole prendersi un caffe’ leggendo un libro, allo specialista che cerca il libro raro. Porte aperte, scaffali aperti, mente aperta. Sono luoghi di incontro che mi fanno sentire molto meno sola. Sembra che ci sia meno separazione tra i luoghi dello studio, della riflessione e la citta’, la sua gente, i giovani e gli anziani. Per dirne una, si puo’ entrare in biblioteca e ascoltare tutti i dischi di pop music che sono stati numero uno in classifica, da quando esiste la classifica. La biblioteca ha messo insieme un archivio completo delle canzoni, aperto a tutti.
E poi Windsor. Sul treno incontro turisti che vanno al castello e famiglie con bimbi piccoli che appena scese dal treno corrono per non perdere il bus che porta a Legoland. Windsor e’ una cittadina deliziosa, abitata, oltre che dai reali, da molti londinesi abbienti. E’ un posto di lusso. Io lascio la scia di turisti e impossessatami del pass, faccio la mia strada privilegiata per il castello, strada che mi portera’ dentro la biblioteca reale a studiare disegni italiani che nel settecento furono venduti ad agenti della corona inglese. I volumi hanno sulla copertina le armi di Giorgio III, di cui, quasi con reverenza, vado a vedere la tomba nella mia pausa pranzo, nella bellissima St George’s Chapel.

(continua al prossimo internet point)

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