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Archivio Gennaio 2007

Per il giorno della memoria: il passo dei Tauri

27 Gennaio 2007 12 commenti


Questa estate sono stata in Valle Aurina. Ricordare quei giorni in questo momento mi è difficile, penso a come possano cambiare le cose in poco tempo, a quanto siano labili i nostri legami, nonostante si faccia di tutto per renderli forti e invincibili. E invece si allentano, si spezzano, si ingarbugliano. Ma quella domenica era un giorno felice, che ricorderò come uno dei più belli che ho avuto la fortuna di passare. Era anche il giorno della finale dei mondiali. Di buon mattino, siamo partite dalla casa che avevamo in affitto a Casere, ultimo paesino della Valle: poi si alzano i monti, al di là dei quali c’è l’Austria. Avevamo in mente un lunghissimo itinerario: passo dei Tauri con sguardo all’Austria, poi passeggaita sull’Alta Via, fino alle pendici della Vetta d’Italia; da lì di nuovo per l’Alta Via tappa ad un rifugio, e rientro, totale circa 8 ore, in tempo per la doccia e per la partita. L’unico contrattempo è stato sotto la Vetta d’Italia: non siamo salite, c’era nebbia, neve e non potevamo raggiungere un gruppo di escursionisti, troppo avanti a noi per fare la strada insieme. Per il resto, giro bellissimo, l’Italia ha vinto i mondiali, tutto perfetto.

Non posso dimenticare quel giorno d’amore.

La salita per il sentiero dei Tauri (Taurenweg) fino al passo è bellissima. Forse eravamo allenate, essendo l’ultimo giorno, ma ci pareva alla fine facile, non ripidissima e regolare. E’ un sentiero antichissimo, usato da secoli da pastori, minatori, soldati. Ci volevano, da Casere, circa un paio d’ore. Senza troppa fatica siamo arrivate in cima. Un grande crocifisso, un panorama difficile da decifrare per la nebbia, poi, via via che le nuvole passavano, ecco in Austria, un lago alpino splendido, uno specchio d’acqua in mezzo alle vette che rifletteva le nubi, il sentiero che scende verso valle, colori decisi, un freddo pungente, siamo oltre i 2500 metri. Su una roccia, c’erano delle lapidi. Persone che avevano perso la vita proprio su quel passo. Per un’improvvisa bufera di neve, in agosto di cento anni prima, per incidenti diversi. E poi c’era la lapide che vedete. Da lì erano passati tanti ebrei nel 1947. Quello che per noi adesso è un magnifico sentiero per un’escursione, per tanti uomini significava speranza. Ho pensato per un attimo a cosa ne sia stato, di loro, uno per uno. Mi pareva di calpestare le loro orme. Cercavano salvezza, cercavano una patria. Non dobbiamo dimenticare mai cosa è successo, non dobbiamo mai pensare che la cosa non ci abbia riguardato, che l’orrore sia stato solo tedesco. C’eravamo anche noi. Marzabotto ha avuto finalmente giustizia. Tutte le altre stragi che non hanno nome né luogo non resteranno impunite solo se noi non dimentichiamo.

Non bisogna mai dimenticare quegli anni di odio.

Condanne

21 Gennaio 2007 25 commenti


C’è una condanna a cui difficilmente si sfugge nei momenti di acute crisi sentimentali: spesso si ha bisogno di musica, eppure non si dovrebbe ascoltare la radio, almeno io non dovrei mai farlo. Perché quasi tutte le canzoni, specialmente quelle più stupide e magari tendenti al trash, sembrano contenere brandelli della propria storia. Sono condannata a sentire parole di verità dalle voci di Biagio Antonacci, Gianluca Grignani, Laura Pausini e Nek. Niente di peggio. E’ come toccare definitivamente il fondo, una sconfitta senza appello. Ma non vivevo una relazione unica, irripetibile, come te nessuno mai? Invece no, siamo ai “Se io se lei”, ai “te ne vai con la mia storia fra le dita” e ai “non ci riesco a cancellare tutte le pagine con la tua immagine” e così via di seguito.

Ma il fondo l’ho già toccato. E ribadisco: mi voglio ribellare. Il che significa anche fare un passo avanti in campo musicale. Come segno di buona volontà, quindi, ecco una canzone che trovo semplice, ma bellissima, e che si adatta particolarmente bene a questo momento, senza essere impresentabile. Non sono ancora pronta a qualcosa di meglio, lo so, ma applico la politica dei piccoli passi. Intanto siamo ai Cars, 1984.

Sperando che qualcuno non trovi la scelta discutibile, mi permetto di ringraziare con questa canzone tutti coloro che hanno commentato il post precedente. Potendo, verrei a ringraziarvi di persona, uno per uno, ma siamo nella realtà virtuale e intanto mi limito farlo così.

Video importato

The Cars – Drive (1984)

Who’s gonna tell you when
it’s too late
who’s gonna tell you things
aren’t so great
you can’t go on
thinking nothing’s wrong
who’s gonna drive you home tonight

who’s gonna pick you up
when you fall
who’s gonna hang it up
when you call
who’s gonna pay attention
to your dreams
who’s gonna plug their ears
when you scream

you can’t go on
thinking nothing’s wrong
who’s gonna drive you home tonight

who’s gonna hold you down
when you shake
who’s gonna come around
when you break

you can’t go on
thinking nothing’s wrong
who’s gonna drive you home tonight

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Invisible to everyone

12 Gennaio 2007 18 commenti


Qualche giorno fa mi ha scritto la mia ex coinquilina di Londra, Sam, invitandomi sul messenger inglese di yahoo. Mi sono iscritta. Come in quello di msn c’è la funzione “invisibile”, stare collegati senza che i tuoi contatti lo sappiano. Non puoi fare niente, solo vedere chi c’è; se vuoi interagire, basta premere un tasto. Nel yahoo inglese la funzione suona così “invisible to everyone”.

Invisibile a tutti.

Ho passato due giorni di pura disperazione. Due giorni in cui qualsiasi risposta, di quelle importanti, che attendevo, è stata negativa. Se riguardava un avvicinamento o un distacco, è stato un distacco. Se si trattava di un apprezzamento o un rimprovero, è stato un rimprovero. Se poteva essere aiuto o indifferenza, è stata indifferenza. Invece di sorrisi, lacrime. Aspettavo una mano tesa, mi hanno voltato le spalle.

Non sono risposte frutto del caso, anzi. Si trattava di verifiche, umane e lavorative, degli sforzi fatti. Nemmeno gli sforzi erano generici. Avevo dedicato tutta me stessa, lavorato con tutte le mie forze, impegnato tutte le mie risorse. Non ho avuto nessun riscontro e anzi, mi si chiede un impegno ancora maggiore. La lezione che ho imparato già da tempo, è che avere la coscienza a posto, sapere di aver fatto tutto il possibile non basta per ottenere quello per cui si è lottato, sia che si tratti della vita affettiva, sia di quella lavorativa, sia di tutto il resto. Ma quanto sconforto può lasciare sapere che niente, niente è servito, che nulla è risolto? E che ogni cosa deve essere affrontata di nuovo, se possibile con più energia, da soli, con poco tempo?

Ero poco preparata ad una situazione come questa, in cui le due o tre cose su cui credevo di poter contare, improvvisamente sono tutte in discussione, nello stesso momento. Dentro di me sento di voler provare a saltarci fuori, il che significa non fare altro che lavorare, niente altro, per i prossimi tre mesi. Tutte le ore possibili. Sforzarmi di non pensare ad altro. Chiudermi in biblioteca, chiudermi in casa. Chiudermi. Non è una situazione che semplicemente passa. E’ una situazione che può cambiare solo se riesco a dare fondo a tutte le mie energie. Ho capito che sono inadeguata, profondamente inadeguata, rispetto alle mie aspirazioni, grandi e piccole. Ho capito che i miei parametri erano sbagliati. In qualche modo, devo trovare gli strumenti per raggiungere anche un minimo appiglio e già solo per questo sarà un percorso durissimo, da affrontare per di più da sola.

Ora le mie giornate sono così, come lo schermino di messenger. Con il rassicurante elenco degli amici, i colleghi, tutti quanti, e le faccine colorate ed il resto. Dovrei esserci, dovrei interagire, dovrei parlare, scherzare. In effetti ci sono anch’io, lì, presente,

ma sono invisibile a tutti.

E non c’è un tasto che funzioni.

Tamara & Henri

5 Gennaio 2007 14 commenti


Domenica scorsa a Milano ho preso due piccioni con una fava. Non in piazza del Duomo, lì non c?era spazio per i piccioni perché la piazza brulicava di persone. Andiamo con ordine.
Poco distante dal Duomo, a Palazzo Reale, ho visto la bellissima mostra di Tamara De Lempicka. Tamara è un?artista esuberante nelle forme, nei colori e nella vita. Le persone, per gran parte della sua vita artistica, sono state i soggetti prediletti dei suoi dipinti. Donne, uomini, bambine con sguardi intensi, occhi rivolti al cielo, figure impresse sulla tela resteranno sicuramente impresse nella vostra memoria se deciderete di andare a vedere questa mostra.
Una vita intensa e anticonformista, quella di Tamara, vissuta in giro per il mondo, imbastita di relazioni d?amore maschili e femminili durature che l?hanno accompagnata nella sua lunga vita. Questa mostra, a mio avviso è da vedere (resterà a Milnao fino al 14 febbraio) perché bella, intensa e rappresentativa della vita dell?artista.
Dopo aver visto la mostra di Tamara avrei fatto meglio ad andare a casa ma ci tenevo a vedere anche la mostra fotografica di Cartier Bresson allo spazio espositivo di Forma, dove organizzano delle ottime mostre fotografiche. Per quanto le foto esposte di Cartier Bresson fossero belle non mi hanno trasmesso particolari emozioni. Sarà per ché prediligo un altro genere di fotografia, sarà perché la mostra della De Lempicka mi ha maggiormente coinvolta, alla fine della fiera non me la sento di consigliarvi la mostra di Cartier Bresson, anche se le uniche sue foto che ho apprezzato sono state quelle scattate durante i suoi viaggi.
Morale della favola, se decidete di andare a Milano a vedere le due mostre non dimenticate che a volte, prendendo due piccioni con una fava si rischia di fare indigestione.

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