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Archivio Febbraio 2007

Cold Case

27 Febbraio 2007 18 commenti


Tanti Oscar al film di Scorsese e io tiro un sospiro di sollievo, dato che erano già due anni che mi trovavo d’accordo con gli Academy Awards e cominciavo a preoccuparmi. The Departed non mi è piaciuto affatto, non è il mio genere di film e il finale mi ha lasciata perplessa. Scorsese non mi ha mai convinto del tutto. Ma sono felicissima per la statuetta ad Alan Arkin, perché ho amato da morire Little Miss Sunshine e a Melissa Etheridge per la miglior canzone I need to wake up dal film ambientalista di Al Gore Una scomoda verità, brano molto bello e graffiante, di cui tra parentesi farei bene a seguire l’esortazione a ‘svegliarmi’. E poi diciamola tutta, in un’edizione degli Oscar condotta da Ellen de Generes, la statuetta alla Etheridge è perfetta. Chiuso l’angolino ‘pride’.

In generale non mi piacciono le grandi produzioni americane, preferisco il cinema europeo, o film che non sono proprio nella tradizione hollywoodiana, come lo splendido Crash premiato l’anno scorso. Ma c’è una cosa che secondo me gli americani sanno fare benissimo in termini di spettacolo, e sono le serie tv. Le trovo inarrivabili e su tutte metto Law and Order, di cui esistono tre o quattro serie collaterali, la più bella per me è Special Victims Unit-Unità Speciale che si vede su Rete4. Tra le mie preferite ci sono anche N.Y.P.D., Giudice Amy, Alias (le prime due serie strepitose), The Practice; delle più leggerine, faccio un piccolo coming out, mi ero appassionata a Felicity. Ma ce ne sono sempre di nuove. Si, adoro le serie legali/poliziesche in tv. Al contrario, preferisco i film (senti)mentali.

Ultimamente mi sono fissata su Cold Case. Il “caso freddo” è un caso irrisolto, in genere archiviato da molti anni. Ogni episodio ha uno schema ben definito: un piccolo evento, spesso casuale, fa riaprire l’indagine, e gli investigatori rivedono tutto il fascicolo, reinterrogano le persone, in pratica fanno un viaggio nel passato, un passato spesso lontanissimo. Ci sono due piani, un passato ricostruito, con attori che interpretano i protagonisti da giovani, abiti, musica, immagini dell’epoca del fatto, ed un presente in cui tutte le persone coinvolte si ritrovano e ricordano. E’ una serie affascinante, perché gioca non solo su un evento, ma anche sulla memoria. Funziona benissimo, perché poche cose ci coinvolgono come il passato e il mistero. Pensate al programma di Lucarelli, Blu notte. Stessi elementi. Il mistero, la tragedia, il passato. E quella sinistra sensazione che un assassino sia in giro, impunito. Il tutto narrato con la bravura di un grande scrittore.

Ci sono molti ‘casi freddi’ di cronaca. E quando tornano improvvisamente sui giornali, l’effetto è sempre straniante. Le nuove possibilità delle analisi del DNA stanno riaprendo le inchieste sui delitti dell’Olgiata e di Simonetta Cesaroni, avvenuti circa 16 anni fa. Di Simonetta Cesaroni mostrano sempre una sola foto: lei, sorridente, in costume da bagno su una spiaggia. Ho rivisto quella foto qualche mese fa e nel soffermarmi sulla pagina, mi sono accorta che non stavo semplicemente guardando un’immagine e leggendo un testo. Come nel telefilm, in un flash, ho rivisto me diciottenne, con il giornale in mano, davanti a quella foto, nei giorni del delitto; quasi un’altra vita, ma in quell’attimo, le stesse domande: come si può uccidere una ragazza con tanta ferocia?

Quante altre domande che mi facevo allora attendono ancora una risposta?

Il mistero, l’angoscia, il passato, noi stessi. Quante vicende del nostro passato a volte tornano a galla, d’improvviso? Quante parole, quante situazioni, quante emozioni? A ben vedere, ognuno di noi ha i propri ‘casi freddi’, più o meno tragici, ma drammaticamente irrisolti. Magari la suggestione dei fatti di cronaca del passato, o il successo degli episodi del telefilm, hanno a che fare anche con questo, ovvero che non si tratta solo di vecchie vicende, vere o inventate, ma diventano un simbolo di tutto ciò che ancora non possiamo spiegare, ora come allora, e che vorremmo che si risolvesse. Quante persone ho perso, negli anni? Perché ci siamo allontanati? Perché mi mancano?

Dov’è Emanuela Orlandi?

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Finalmente Tracey

21 Febbraio 2007 19 commenti


Domenica mattina mi sono svegliata prestissimo, cosa del tutto inusuale per me, specie nei giorni di festa, e ho sorseggiato ogni minuto di quella giornata. Ero in una condizione particolarissima, in cui non mi trovo mai, ovvero assolutamente serena, scarica emotivamente, profondamente tranquilla. E avevo bisogno di musica, di una musica sola, ovvero quella degli Everything but the girl, si, il gruppo che dà il nome a questo blog.

Si tratta di un duo, coppia anche nella vita, Tracey Thorn e Ben Watt. I loro primi dischi degli anni Ottanta erano in un bellissimo stile new cool, quello degli Style Council e Sade per intenderci, misto di jazz, musica pop inglese, qualche spruzzo di soul- su tutti l’album omonimo d’esordio Eden (1984), Idlewild (1988) e The language of life (1990)-. Ciò che ha reso gli Ebtg un gruppo ben identificabile è l’incredibile voce di Tracey, caldissima, profonda, e soprattutto impareggiabile. L’unica altra cantante che me l’ha ricordata è Beth Orton (che non a caso ha collaborato con gli Ebtg per la bellissima Stars all seem to weep). Album dopo album, gli Ebtg hanno virato decisamente verso un pop molto rarefatto e raffinato, arrivando secondo me al capolavoro di Amplified Heart che contiene il successo mondiale Missing (1994). Da qui, nuova svolta verso la musica elettronica-jungle, che porta a due dischi notevoli, Walking Wounded e l’ultimo, Temperamental (1999). Fra le altre, c’è anche una importante collaborazione con i Massive Attack, con cui è stato pubblicato lo splendido singolo Protection (1994).

E’ in qualche modo la musica della mia vita, che mi accompagna da sempre. Ascoltarla significa tornare in un luogo conosciuto, ascoltare parole già sentite, riabbracciare persone care. Dunque, in questa domenica così particolare non potevo fare altro che riascoltarli. Di mattina, a casa, da sola, riflettendo e sognando. Nel pomeriggio, in macchina, con la luce che preferisco, quella di una nuvolosa giornata d’inverno, quando il sole comincia a tramontare. Ho preso gli Ebtg e ho ascoltato la loro musica

ho assaporato ogni curva di quella strada,
gioito di ogni attimo di quella luce,
palpitato per ogni secondo di attesa
e ho percorso ogni frammento dei suoi capelli
accarezzato i contorni del suo viso
guardato nel profondo dei suoi occhi

come mai prima, perché sapevo che questo giorno non sarebbe potuto tornare, non ci sarebbe stata una prossima volta. Ma questa musica rimane, e Tracey Thorn, finalmente, torna. E’ stato appena pubblicato il nuovo singolo “It’s all true”, che precede l’album “Out of the woods”, in uscita a marzo. Come sentire una voce amica, affettuosa, nel momento in cui guardo al passato consapevole che il tempo mi ha cambiata per sempre.

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Contrappacs

15 Febbraio 2007 16 commenti


Già il mio umore non è esattamente da Carnevale di Rio, se poi ci si mette anche la perfida ironia degli eventi, siamo a posto. Ho aspettato questo momento da tanto tempo, ovvero che in Italia si discutesse davvero di regolamentare le convivenze. Non voglio barare, la verità è che dare diritti alle coppie di fatto significa legittimare anche la mia unione, quella omosessuale, davanti alla società, e per me rappresenterebbe una grande rivincita, sì rivincita, nei confronti di chi non ha mai accettato la mia condizione. In primo luogo i miei genitori, che per la cronaca mi hanno fatto sempre una guerra indefessa; sono divorziati da 16 anni, mio babbo si è risposato, mia mamma no. Ebbene, finalmente succede, finalmente si parla di diritti per le coppie di fatto e se la legge fosse approvata domani, la più entusiasta nonché la prima benefattrice chi sarebbe? Non certo io, single e mai convivente, ma si, proprio lei.

Mia madre. Che convive col suo compagno – molto più anziano di lei – da anni.

Sollevandomi – per quanto difficile, l’avrete capito – dalla mia situazione personale e provando a fare un discorso magari meno egocentrico, io credo che i Dico siano figli di compromessi enormi, circostanza che ha lati positivi e negativi. Non neghiamolo, fare una legge di questo tipo in Italia è difficilissimo, tanto che siamo tra gli ultimi Stati in Europa in materia di diritti per i conviventi. Paghiamo la nostra tradizione cattolica, o peggio, la collusione storica tra religione e politica, che ha paralizzato la legislazione in materia di diritti e di etica. Poco coraggio da parte politica, strapotere da parte cattolica. In questo senso, credo che un grandissimo plauso debba essere dato ai Ministri Pollastrini e Bindi e a mio parere soprattutto a quest’ultima, cattolicissima. Ha fatto il suo dovere da legislatore, le sue convinzioni religiose stanno su un altro piano. In questo senso la legge è un passo importante, anche se non il migliore possibile.

Di compromesso, infatti, si tratta. E la parte più avvilente per me riguarda il principio fondamentale della legge, ovvero che non si danno diritti a coppie in quanto tali, ma a singoli individui che si trovano in una condizione di convivenza. La distinzione potrebbe sembrare sottile, invece non lo è ed a me ricorda le mille discussioni, le infinite ipocrisie e le frasi anche non volontarie che ho sentito in casa per anni. Per i miei genitori io sono una single indefessa. Esisto in quanto monade, la mia compagna, quando c’era, non era contemplata nella mia vita né tantomeno nei loro pensieri. Ragionavano e ragionano così, precisamente nello stesso modo della legge. Partire dalla coppia, come nei Pacs francesi per esempio, significa dare un valore sociale a due persone insieme, garantendo ovviamente anche i diritti personali. Questo però non era possibile qui, perché in uno stato come il nostro avrebbe voluto dire che le coppie gay esistono; così invece l’idea è quella che ho diritti come persona singola che si trova in una situazione di convivenza. Così, quasi per accidente, quasi che non fosse una cosa voluta fortemente, proprio con quella forza che di per sé costituisce un valore sociale altissimo.

La vera soluzione sarebbe semplice. Far accedere al matrimonio civile anche le coppie gay, come probabilmente accadrà in Francia (sia la Royal che Sarkozy ritengono i Pacs superati, addirittura), come è in Spagna e in vari paesi nordici. Ma ogni stato ha la sua storia e le proprie tradizioni e forse chiedere più dei Dico avrebbe significato non poter nemmeno discutere concretamente di questi temi in Italia. La legge è lacunosa, non arriva realmente a soddisfare quelle che sono le necessità delle coppie di fatto, però almeno c’è una proposta, almeno si fa un passo avanti e incontro a tante persone che sono in questo momento discriminate. Vedremo se passerà. Intanto si, tifo Dico. Sperando in tempi migliori.

Alanis Morrissette – Ironic

Un vecchio compì 98 anni
Vinse alla lotteria e morì il giorno dopo
È una mosca nera nel tuo Chardonnay
È un assoluzione della pena di morte due minuti troppo tardi
È ironico,non credi
È come la pioggia il giorno del tuo matrimonio
È un giro gratis quando hai già pagato
È il buon consiglio che non hai seguito
E chi ci avrebbe pensato,funziona
Mr. Gioco Sicuro aveva paura di volare
Fece la valigia diede il bacio d?addio ai suoi figli
Aspettò tutta la vita per prendere quel volo
E mentre l?aereo si stava per schiantare lui pensò
“bene non è perfetto”
ed è ironico,non credi?
È come la pioggia il giorno del tuo compleanno
È un giro gratis quando hai già pagato
È il buon consiglio che non hai seguito
E chi ci avrebbe pensato,funziona
La vita ha un bel modo di infierire su di te
Quando pensi che tutti è okay è tutto sta andando bene
E la vita ha un bel modo di aiutarti
Credi che tutto sia andato male e tutti ti scoppi sulla faccia
Un ingorgo quando sei già in ritardo
Un cartello ?no smoking?durante la tua pausa sigaretta
È come diecimila cucchiai quanco tutto ciò di cui hai bisogno è un coltello
È conoscere l?uomo dei miei sogni
E dopo incontrare la sua bellissima moglie
Ed è ironico,non credi?
Un pò troppo ironico,lo credo davvero
È come la pioggia il giorno del tuo compleanno
È un giro gratis quando hai già pagato
È il buon consiglio che non hai seguito
E chi ci avrebbe pensato,funziona
La vita ha un bel modo di infierire su di te
E la vita ha un bel modo di aiutarti.
Riferimenti: Alanis Morrissette – Ironic

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Dedicato a Paola

9 Febbraio 2007 12 commenti


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Il dono

3 Febbraio 2007 19 commenti


L’Emilia e il suo grigiore, la nebbia fitta, il cielo che non si vede. Pare impossibile, ma mi manca spesso quest’atmosfera, quando mi trovo nella Toscana marittima, dal clima mite, l’inverno che non si sente, il cielo sempre nitido e le nubi imponenti. Qui non è così, si stende un grigiore uniforme, da cielo a terra, ed avvolge tutto. Il freddo è umido, fastidioso, penetra nelle ossa, ti scuote. E’ in questo clima che mi riconosco, è il clima dove sono nata, è il clima che ha fatto da cornice alla mia giovinezza; mai come in questo momento, è il clima che mi descrive e mi rappresenta meglio. Triste, malinconico e si, anche doloroso.

Nella nebbia non si distinguono bene le distanze. Le sagome delle persone possono essere vicine o lontane, ma restano sempre sfumate. I fari delle macchine proiettano la loro luce in uno spazio indefinibile e distorto. Non sai mai cosa ti si può parare davanti, finché non ti arriva vicinissimo. E’ così anche per questi miei giorni: un circolo di persone, sensazioni, cose, fatti più o meno importanti, avvolti nella nebbia, che non affronto finché non me li trovo davanti. E li guardo con l’angoscia di avere di fronte qualcosa di conosciuto, eppure apparso d’improvviso.

Con la nebbia dentro di me, mi sono svegliata in queste mattine e mi sono addormentata la sera. Aprivo le finestre e non si vedeva niente, dovevo procedere a tentoni. Finché, sulla porta di una nuova giornata, davanti a me ho trovato un regalo. Non so da dove proviene, non so chi me lo ha mandato, non so quale sia il suo valore. E’ un raggio di luce, una macchia di colore, un piccolo fuoco caldo. Quando la nebbia si dirada e le forme d’improvviso ritornano piene, la realtà consueta appare con una nitidezza che non sembrava avere mai avuto. Sembra quasi un’altra realtà. Questo regalo ha una forma ed una presenza sconosciute, come possono avere solo le cose che riemergono dalla nebbia più densa. Grazie, chiunque sia stato, per avermelo mandato.

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