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Archivio Gennaio 2008

Discorso non articolato del cuore

29 Gennaio 2008 15 commenti

Da quasi un mese ho capito perché mi sono sempre vista più che come una persona in cerca di amore, soddisfazione, amicizia, come un mostriciattolo che cerca casa. Somiglio a quei gatti non esattamente belli, magari un po’ spelacchiati e ammaccati, ma in fondo teneri, che guardano alle persone con occhi languidi cercando un tetto sotto il quale dormire, un divano comodo su cui appallottolarsi e una ciotola fornita di cibo, possibilmente riempita con una certa dose di amore e premurosa cura da un’affettuosa padrona di casa.

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La ragazzina dai capelli rossi

23 Gennaio 2008 18 commenti

Avete mai avuto una vostra ragazzina dai capelli rossi? La ragazzina dei vostri sogni che, come Charlie Brown, amate segretamente, perché sapete che non potrà mai corrispondervi? Voi pensate mille modi e mille espedienti per incontrarla, per vederla, per invitarla, ma ogni progetto crolla miseramente davanti alla vostra timidezza e all’indifferenza sua… Vi è mai successo? A me si, adesso, a 36 anni. Ma è come se avessi l’età di Charlie Brown.

La mia ragazzina dai capelli rossi è intelligente, divertente, raffinata ed elegante. E bellissima, come potrebbe non esserlo? Ama la musica, il cinema, la letteratura americana e la filosofia. Ha lo sguardo sempre attento, ha una capacità straordinaria di comprendere ogni situazione e di andare al punto della conversazione, ha un volto delicato e grandi occhi, è una persona indipendente, orgogliosa della libertà e della forza del proprio pensiero. E cerca, è in cerca di qualcosa e di qualcuno. Di una vita, e di un amore.

La mia ragazzina dei capelli rossi lavora alla mia stessa Scuola, la vedo alla mensa, la vedo nelle occasioni comuni, la vedo qualche volta a lezione. Ogni tanto faccio un giro in biblioteca per vedere se c’è, tanto in un luogo di ricerca è normale che si percorra ogni piano, ogni stanza, col pretesto o la necessità di cercare un libro. Sono anche uscita con lei, un cinema, un concerto, una sera al bowling, ma rigorosamente con altre persone.

In effetti la conosco da qualche tempo, la mia ragazzina dai capelli rossi. In sua presenza mi sforzo di tenere un contegno, di non far trasparire niente, di comportarmi come se fosse l’amicizia ciò che spero per il nostro incontro. Ma non è così. E vedendomi da fuori, sono come Charlie Brown, solo che invece di nascondermi dietro il classico tronco d’albero, per non farmi vedere, mi nascondo dietro me stessa. Sono sensibilmente più grande di lei, sono più avanti negli studi, ho più esperienza della vita accademica; ho amici adulti, ho una vita apparentemente già fatta. Questo è il mio tronco d’albero.

Dietro, ci sono tutti gli sms che avrei voluto mandarle, il film di Fassbinder che avrei voluto vedere stasera a cui non ho avuto il coraggio di invitarla, le parole che non le ho mai detto via skype, la proposta di mangiare una pizza (invece di andare alla solita mensa) che non le ho mai fatto, i mail che non le ho mai mandato per continuare conversazioni interrotte, il passaggio in aeroporto che non le ho mai offerto, o l’aiuto per fare la spesa che non le ho mai dato. Dietro, ci sono io, imbarazzata dal mio stesso, inaspettato sentimento, timorosa di offendere e tradire la fiducia, innocente, che lei ripone in me; eccomi lì dietro, turbata dal fatto di essere in contatto, per una volta, con qualcuno che mi piace davvero, che sceglierei come compagna, di cui mi innamorerei o forse di cui sono già innamorata.

La distanza tra il mio tronco d’albero e la ragazzina dai capelli rossi è prima di tutto la distanza che separa una vita di coppia convenzionale e una vita di coppia non convenzionale; il desiderio di un’amicizia e il desiderio di una relazione; uno sguardo complice da uno sguardo innamorato. Ma una distanza non è una frattura, una distanza significa che ci sono due punti, due persone e la ragazzina dai capelli rossi per me non è solo un amore irraggiungibile e non corrisposto, ma è comunque una presenza inaspettata, un mondo nuovo da conoscere; è un pensiero dolce ogni giorno, è un raggio di sole, è un sorriso improvviso.

Anch’io, a modo mio, penserò a un valentino per la mia ragazzina dai capelli rossi, e magari non glielo manderò, o glielo manderò senza che lei lo sappia. Pensandoci bene, questo post è il miglior valentino che riesca ad immaginare.

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Un giorno (e un incontro) perfetto

14 Gennaio 2008 1 commento



Un altro archivio in un’altra città. Mi affascinano gli archivi, luoghi di memoria, di cultura, di documenti; luoghi di persone, che cercano di ricostruire una storia attraverso frammenti, una verità attraverso qualcosa di provato in una carta ufficiale. Una verità scarnificata. Avete mai pensato a cosa potrebbe essere detto di noi, o della nostra famiglia, conoscendo solo documenti come atti notarili, transazioni economiche, carte dell’anagrafe, processi e simili? Che verità su di noi potrebbe mai uscirne?
L’archivo è anche un luogo di incontri, un luogo in cui tutti i lettori devono dire chi sono, lo devono scrivere, per essere identificabili; è un luogo di conservazione del passato come del presente e così chiunque passi o sia passato da queste stanze, lascia una traccia. In un archivio quindi è facile conoscersi o riconoscersi, e incontrarsi dopo anni perché la comunità degli studiosi in fondo non è così grande.
In questa sala di lettura ho notato una presenza. Come tutti, una donna chiedeva documenti e lavorava scrivendo al proprio computer. Emanava almeno ai miei occhi una specie di fascino, questa donna alta, con i lunghi capelli ricci, gli occhiali e lo sguardo profondo, concentrato, intelligente. Non era un fascino estetico, era il fascino di una persona che esiste già nei meandri della propria memoria, bisogna solo far quadrare tempi e luoghi. E non c’è niente di meglio di un archivio per fugare ogni dubbio. Tutto è registrato, ogni presenza è un nome. E un cognome.
Una scrittrice in un archivio. Una scrittrice in un archivio non ricostruisce solo i contorni di una vita, ma una storia a tutto tondo: ci sono i documenti, ma ci sono i personaggi, c’è una realtà che si anima, non come nei lunghi regesti asettici, esangui, di noi storici. I suoi personaggi parleranno, i loro occhi vedranno ed i cuori batteranno per un’emozione. Non saranno solo atti e processi, ci saranno la sofferenza e la speranza degli esseri umani. Ci sarà un’immaginazione viva, libera, ma allo stesso tempo guidata dalla conoscenza, che articolerà una verità. Quanto è vero l’Adriano di Marguerite Yourcenar?
C’è un momento di confusione in una giornata in un archivio o in una biblioteca, ovvero quando è ora di uscire. Si restituiscono i documenti, si mettono insieme i fogli sparsi, si raccolgono le proprie cose e infine ci si avvia al guardaroba, dove c’è altra confusione: le cose si mischiano, si deve aspettare il proprio turno per gli armadietti e magari si ha voglia anche di parlare, visto che l’archivio è anche, dimenticavo, un luogo di silenzio. E così, mi sono detta, ora o mai più.
Ho conosciuto Melania G. Mazzucco, una delle mie scrittrici preferite. Non ho mai avuto particolare curiosità per gli autori dei libri, per me sono solo quello che scrivono, la loro grandezza è nelle parole, non necessariamente nel loro aspetto, nel loro carattere, che in fondo non mi interessano né mi appartengono. Ma l’archivio unisce e così mi sono trovata a parlare, dopo i primi minuti di pura ammirazione, di quello di cui parlo sempre con chi incontro in questi casi. Biblioteche chiuse e aperte, archivi che funzionano o non funzionano, ricerche possibili o impossibili. Ho scoperto una persona gentile e disponibile, felice di parlare del proprio lavoro, una persona dall’intelligenza quasi tangibile, una persona di grande profondità e ricchezza. E salutandola, piena di gratitudine, mi sono resa conto subito di aver attinto, anche solo in una ventina di minuti, anch’io da quella ricchezza e di aver fatto un incontro fuori dal comune. Un incontro perfetto.

Melania G. Mazzucco ha scritto quattro libri, pluripremiati: Il bacio della medusa, Lei così amata, Vita, Un giorno perfetto. Pur non essendo il suo primo libro che leggevo, sono rimasta assolutamente folgorata da Un giorno perfetto. 24 capitoli per 24 ore di grande tensione emotiva, di personaggi forti, scomodi, controversi, indimenticabili. Ferzan Ozpetek ne sta traendo un film e sono curiosa di vedere cosa riuscirà a fare. Non so se sarà un film da vedere assolutamente, ma è assolutamente da leggere il libro: se non l’avete già fatto ve lo consiglio vivamente. Scoprirete parole straordinarie e storie che non riuscirete ad abbandonare.
E voi, avete mai fatto un incontro perfetto? Avete mai potuto dimostrare la vostra ammirazione o la vostra gratitudine a qualcuno capace di suscitarvi un’emozione?

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