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Archivio Marzo 2009

Play-off

29 Marzo 2009 1 commento

Per un attimo prima della partita, stasera, ho provato ad immaginare di essere un qualsiasi coach di basket, che si trovasse per caso in palestra, magari, come spesso accade, perché ha finito il suo allenamento e si ferma curioso a vedere chi c’è dopo. Cos’avrei visto? Mi sarei fermata a guardare il riscaldamento prepartita di due squadre femminili, una in maglia bianca (come sempre per quelle di casa) e una in maglia verde. E avrei pensato: forse sono nello stesso campionato, ma non c’è partita. Le bianche sono tutte più alte e più grosse delle verdi, le bianche, su 20 tiri di riscaldamento, ne segnano 16, le verdi non superano mai i 10. Tutte le bianche sono giocatrici adulte e formate; le verdi sono più giovani e alcune di loro probabilmente non entrano mai in campo. La meno brava delle bianche è incomparabilmente più forte della meno brava delle verdi, anzi, se giocasse con le verdi, toglierebbe il posto a qualcuna delle loro giocatrici più importanti.

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L’acchiappafantasmi

19 Marzo 2009 Commenti chiusi

Non lo credevo possibile, ma è così: in poco più di un anno ho capito le cose fondamentali della mia vita. Ovvero, la vita che ho veramente vissuto, senza saperlo. Un anno fa, i miei genitori. Pochi giorni fa, io. Rivelazioni. Segni, che improvvisamente prendono significato, immagini che non sono più solo flash della mente, ma elementi di una storia, di me stessa. Credevo di essere io, che uno strano scherzo della genetica, della chimica, di chissà cosa, mi ha fatto essere quella che sono, con i miei comportamenti strambi, l’odio verso il mio corpo, la sensazione che per me anche i gesti più banali del quotidiano debbano essere una conquista e non qualcosa che si fa con naturalezza, una drammatica fragilità emotiva, vergogna di tutto… Adesso so. Adesso so che ci sono cause, effetti, storie, che c’era qualcosa di sepolto dentro di me che non so se nemmeno la più profonda delle psicanalisi avrebbe tirato fuori. E’ bastata la voce di una cara amica d’infanzia. Ha sollevato il velo. Nella colonna di sinistra c’è scritto che almeno questo brutto mostro nero e spelacchiato sa cosa cercare. Bene, adesso sa anche contro cosa combattere. Forse la psicoterapia potrà essere la mia arma, forse ora si può fare, finalmente, qualcosa. Da pochi giorni a questa parte, non c’è altro che conti. Non mi interessa più il lavoro, non riesco ad interagire con le persone, penso, continuamente penso, a quello che è stato, a quanto mi ha condizionato, a quanto mi è stato tolto: finalmente ho la chiave per capire me stessa. Senza alibi, senza vittimismo… Non è una risalita verso la superficie, anzi. La sofferenza e la rabbia sono enormi ma almeno so dove mi trovo, so perché sono precipitata in questi abissi…e proprio quaggiù, nel profondo delle mie paure più grandi, giacevano le risposte, adagiate sul fondo, confuse da trent’anni di oblio. Era tutto lì. Così semplice, così indicibile.

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Solitude standing

14 Marzo 2009 Commenti chiusi

Sta succedendo da qualche tempo. Qui e là, un piccolo vuoto, qualcosa che manca, di tanto in tanto. Spazi che non riesco a chiudere. Tempo che non riesco ad impiegare. Non perché non ne abbia il modo, ma perché mi rendo conto che non c’è niente, nessuno in grado di riempire quei momenti.

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