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Archivio Marzo 2011

Una fantasia

8 Marzo 2011 2 commenti

klimt_danaeIeri sera stavo bene. Mi sentivo forte e in forma, era mezzanotte ed ero a casa. Irrequieta. Non avevo voglia né di leggere, né di scrivere, ma cercavo qualcosa. Ho fatto zapping, niente. Ho navigato su internet, cercato amici su messenger, skype e facebook.

Ancora irrequieta.

Continuo a navigare e piano piano capisco dove voglio andare, anche se non so cosa voglio. Entro in una chat qualsiasi. Una quarantina di stanze. Over40, sposati, bisex, lui x lei, lui x lui, lei x lei, hard, leather, coccole eccetera. La solitudine, in 40 stanze, capitolo per capitolo, situazione per situazione. La fenomenologia virtuale della solitudine. Sono quasi tutte affollate di persone, queste stanze, ed ormai è l’una di notte. Entro in qualcuna, col nome di una ragazza che ho conosciuto in palestra tre ore prima. Non faccio in tempo ad entrare che si aprono le chat private. Tutti, inevitabilmente uomini, mi chiedono se ho la webcam. Ce l’ho, ma non la userò mai. Mi chiedono se ho msn. Ce l’ho, ma non lo userò mai. Chiudo tutte le chat private, non è quello che voglio. Entro in lei x lei, che avevo scartato da subito. L’irrequietezza, comincio a capire, non aveva a che fare con la realtà della mia vita. Aveva a che fare con qualcosa che non conosco. In lei x lei però stessa storia: sono tutti uomini o quasi, non cambia niente.

Poi arriva “Elena”. Che paradosso. Ma dietro “Elena”, me lo dice subito, si nasconde un uomo, un ragazzo, dice, di 29 anni, Monza. Ulteriore paradosso. Un ragazzo si nasconde dietro al mio vero nome. Dice che è il nome della sua ragazza. Crediamoci, non costa niente. Io gli dico che nella realtà mi chiamo Marta e che il mio nick è di totale invenzione.

A differenza di tutti, Elena mi fa delle domande. E, a differenza di tutti, dopo le domande su età, luogo, professione, a cui mento sistematicamente, età a parte, Elena comincia ad esplorare la mia irrequietezza. Ed accetta di usare solo le parole. Elena sa usare le parole e lentamente si fa esplicita. Mi chiede di immaginare una situazione a tre, con la sua ragazza. Io non ho mai risposto a domande del genere, non conosco le parole, ma ci provo. Chiede di descrivermi, e io chiedo di descriversi, lui (Elena) e la sua ragazza (la vera Elena, così dice). I dettagli richiesti da lui: capelli, seno, vestiti e dove mi trovo. Per l’immaginazione di Elena, bastano.

Non so perché ma continuo a stare al gioco, anche quando Elena mi dice che la sua ragazza in realtà non c’è, è a casa sua, e non vuole che ci sia nemmeno nella nostra storia. E’ un problema? mi chiede. Nella vita reale sarebbe tutto un problema, sarebbe impossibile, con lui, con la ragazza, la cosa a tre… Ma decido di andare avanti solo con la mia fantasia, a lui piace raccontare e in fondo anche a me, anche se una buona percentuale delle parole che immagino di dover scrivere, forse non le ho mai scritte in vita mia.

Quindi andiamo avanti. Io ed Elena. Nella realtà virtuale, Marta dall’Umbria e Davide dalla Lombardia. Nella realtà vera, chi lo sa, non voglio che sappia niente e che non conosca altro che la mia curiosità e le mie reali preferenze. Inizia il gioco virtuale della seduzione e dell’attrazione. Il gioco, sul quale non mento, è la mia scoperta di qualcosa di inesplorato. Inesplorato come il corpo maschile, inesplorato come una chat con uno sconosciuto, in cui si mette in scena il desiderio e la fantasia.Per lui è irresistibile, per me, è tutto nuovo ma non riesco a fermarmi, la mente corre e Elena sa come far cadere i miei freni, uno dopo l’altro. Scriviamo di corpi, di mani, bocche che si avvicinano, di pelle che comincia a toccarsi…

Ma la fantasia è come un sogno, svanisce con la luce e non si ripete mai identica. La mia, l’ho scritta, messa in parole, recitata e vissuta stanotte. Non può essere scritta di nuovo qui, è consegnata all’oscurità della rete, che è diventata una stanza oscura della mia mente, piena di immagini e parole che non arrivano alla soglia della luce e della realtà.

Lascio alla vostra fantasia immaginare la mia.

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