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Le maiuscole e le minuscole.

7 Agosto 2011

icona-formazione-correzione-di-bozzePer tutto il giorno non ho fatto altro che pensare alle lettere e ai caratteri. Sono bravina a redazionare i testi scientifici, è un lavoro che mi piace anche e quindi mi hanno rifilato un volume da sistemare: è in condizioni pessime, nessuno ha seguito un criterio, chi ha fatto la revisione ha lavorato male, chi ha impaginato ci ha messo del suo e poi lo sappiamo bene, anche gli autori a volte tirano via. Quindi eccomi qua, in montagna, lontano da tutto, completamente da sola, con questo plico da affrontare, 500 pagine, 60 saggi e una miriade di correzioni: maiuscole e minuscole, tondi, corsivi e maiuscoletti e poi refusi, distrazioni, dimenticanze, virgole e punti, trattini lunghi e brevi, caporali e apici. Non so perché sono brava in questo, sono poco rigorosa nella mia vita, poco ordinata, eppure rompo le scatole all’infinito se vedo una cosa scritta male.

La redazione di un testo sta alla sua creazione come le me giornate stanno alla vita. Perché le mie stesse giornate sono fatte di caratteri, lettere, parole che contano per come sono scritte e non per quello che significano. Le ore sono i sessanta minuti che le compongono. E’ un tempo che scorre, impegno dopo impegno, saggio corretto dopo saggio corretto, corsa dopo corsa. E gli incontri, lo scambio con le persone, altro non sono che frasi, altro non è che grammatica e sintassi, altro non è che movimento, gesto, a domanda, rispondo. Sono come il personaggio di Ennio Flaiano:

Era addetto a leggere articoli e racconti in un giornale letterario. Ricevette una lettera d’amore: non gli piacque ma, con qualche taglio e rifacendo la fine, poteva andare.

Non c’è attività che mi descriva meglio adesso, come quella del redattore. I significati, le emozioni, la ricerca, le metafore, i sentimenti, non mi riguardano. Sono la didascalia e non il quadro, sono la segnatura e non il manoscritto, la collocazione e non il libro, sono le note e non la canzone. Sono un redattore. Uniformo i significati altrui. Correggo impietosa la distrazione di un autore, a cui un ricordo ha alterato il movimento delle dita sulla tastiera. Tu, ricercatore, metti Angeli maiuscoli, perché hai fede, e io li abbasso. Tu, professore, scrivi l’Antichità maiuscola perché le hai dedicato la tua vita e per me invece è una parola come tante altre, anche se non dovrebbe. E tu, neolaureato, ti ostini a scrivere “edizione consultata” per tutti i libri, perché ti ricordi ogni ora passata su quei testi, a leggere, rileggere e prendere appunti, ma io cancello tutto, perché se mi citi quel titolo, è ovvio che è quello che hai consultato. Senza che ce lo ricordi. Basta uno scarno autore+titolo. E a te, docente di fama, che consegni un word pieno di asterischi, puntini e titoli di bibliografia totalmente sbagliati, a te, chi ha dato il posto che occupi?

La redazione è la mia realtà, adesso. Tutto il resto non c’è. Da quando qualcosa nel mio profondo è stato violato, è passato tanto tempo ormai. Mi sono ricostruita così. Mi sono lasciata convincere che non ero nessuno, se nessuno mi amava, se nessuno mi cercava, se il mio telefono non squillava se…E io ho voluto guardare questa solitudine e vedere se davvero non c’è niente, se davvero scompaio nel momento in cui niente e nessuno mi dice che esisto. Ho scoperto che non è vero, che c’è tanto, che c’è un mondo inesplorato di ricordi, di pensieri, di riflessioni, che danno un’identità, una dignità. Da difendere, e di cui essere orgogliosi. La solitudine è il lato oscuro della nostra luna, visibile solo a noi stessi, con i suoi crateri, il suo ghiaccio e i suoi mostri, eppure inequivocabilmente nostro, come nient’altro. Tanti anni da sola, da sola non nel senso di single, ma nel senso di sola, in vacanza da sola, al lavoro da sola, vivendo da sola, mi hanno fatto conoscere il mio lato oscuro e mi hanno dato una consapevolezza di me letteralmente spaventosa. Ma mi hanno portato anni luce lontano da tutti.

Non sono più un autore che scrive con l’ansia di essere approvato, sono il redattore che mette le cose a posto. Che nel mio volume ci siano idee brillanti o sciatte, in fondo non fa differenza. Fa differenza che i corsivi siano giusti, che l’infratesto sia messo bene e che i caratteri siano tutti della stessa grandezza. Non fa differenza che uno dei saggi che devo correggere sia il mio. Sono passata dall’altra parte, ormai. Non scrivo più le mie giornate, le sistemo per renderle plausibili.

Domani sarà una bella giornata tra le montagne, mettono sole e caldo. Sono avanti col lavoro, forse poserò la penna e sparirò tra i boschi. Per vedere se anche tutto questo non si è ridotto a un insieme di sentieri, tempi di percorrenza, indicazioni, rifugi, e se è rimasto un luogo dove esistono ancora significati e non solo sillabe, emozioni e non pulsazioni, dove lo specchio d’acqua che tanto amo non è solo un segno su una cartina, ma è fatto della stessa materia del mio sudore e delle mie lacrime e dove le nuvole che accarezzano il crinale non sono solo un incidente atmosferico, ma possono ancora essere l’immagine dei miei sogni, che miracolosamente si formano, modificano, spariscono e tornano, e soprattutto corrono veloci, spinti dal vento dell’appennino.

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  1. 9 Agosto 2011 a 1:14 | #1

    questo pezzo è il mio preferito in assoluto.
    Per la metafora ardita ma precisissima che rende perfettamente l’idea di come ti senti e che aiuta un po’ tutti noi a capire un po’ più a fondo come ci sentiamo noi nella solitudine, che sembra essere il cemento della silenziosa ricostruzione di noi stessi. Siamo nati da soli, dormiamo da soli, sogniamo da soli. Siamo soli, dice spesso un mio amico. Io dico che ricostruiamo anche da soli.
    E quel lavoro di precisione che è costruire – così come correggere un testo altrui – è necessario alla riuscita di edifici che diverranno monumenti ad eterna memoria – così come lo diviene un testo magistralmente scritto e ben corretto -.

    Un giorno tutte queste lettere che ti sforzi di correggere saranno il significante di un significato di cui adesso non puoi ancora comprendere la forza.

    un bacio tedesco

  2. 7 Ottobre 2011 a 16:18 | #2

    bello il tuo post, e intenso. In questo momento invidio la tua capacità di scrivere… Ora riesco solo a scrivere piccolissimi pezzi. E titoli. Titoli che raccolgo in un file intitolato “Cose da finire”. Credo di aver raccolto più di 100 file, documenti con una riga sola di scrittura. A presto

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