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Archivio Dicembre 2011

2012.

29 Dicembre 2011 Commenti chiusi

Un anno fa avevo scritto un post in cui … descrivevo cosa sarebbe successo l’anno successivo. Un post al contrario, racconto quello che succede prima che sia successo. Un po’ come quel vecchio telefilm che cominciava con un gatto che portava al suo padrone il giornale del giorno dopo. Mi è venuto in mente e ho riguardato quello che avevo scritto. Cosa è successo e cosa no, in questo 2011? Vediamo.

 

Gennaio. Finisco un lavoro importante. E non vorrò mai più lavorare per il professore che me l’ha commissionato. Sono a dieta.

Non l’ho finito, il lavoro. Ma confermo di non volere più lavorare per il prof.

Febbraio. Lo passo quasi tutto a Londra, dove lavoro, vado in palestra, passeggio in gelide domeniche per regent’s park e mi godo primrose hill innevata. Sono a dieta.

Non c’era la neve su primrose hill. Per il resto, è andata esattamente così.

Marzo. Compio 39 anni. Con la mia squadra ci qualifichiamo ai playoff. Sono a dieta.

Esatto.

Aprile. Usciamo dai playoff. Apro la mia casa in montagna, finalmente. Recensioni dolciamare sul lavoro importante finito a gennaio. Sono a dieta.

Esatto, ma non avendo finito il lavoro, non sono uscite recensioni.

Maggio. Finisco il secondo lavoro importante. Inizia la stagione delle corse all’aperto, sono a dieta ma mi ritengo soddisfatta perché ho perso 5 kg.

Di kg ne ho persi 3. Non ho finito nemmeno il secondo lavoro. Ma corro.

Giugno. A giugno faccio una vacanza al mare da sola, all’isola del Giglio, mi riposo, sogno e scrivo.

Esatto

Luglio. Lavoro come una pazza e corro all’aperto. Nient’altro.

Esatto

Agosto. Non sto a Pisa: una settimana a Reggio e poi montagna, a lavorare sulle mie idee. Raccolgo funghi e mirtilli.

Esatto. Ma non lavoro sulle mie idee, piuttosto ho preso un lavoro impegnativo e anche lucroso.

Settembre. Alleno solo una squadra di ragazzine. Inizia una nuova stagione sportiva. Voglio cambiare lavoro.

No, faccio l’assistente allenatore a due gruppi, invece che il capo allenatore di uno.

Ottobre. Il mio mese preferito. Mi innamoro, follemente, dopo tanti anni. Ma non è una storia facile.

No. Ho incontrato una persona ma 1. non mi sono innamorata follemente 2. è fidanzata e non mi fila nemmeno di striscio

Novembre. Chiudo la casa in montagna salutando come sempre la mia nonna, che è sepolta lassù. Angoscia per la fine del mio contratto.

Esatto

Dicembre. Voglia di casa e di affetti. Finisce il mio contratto.

Forse non sarò ancora felice nel 2011.

Chiudevo così, e avevo ragione. Non sono stata felice nel 2011. Sono esistita, ho vissuto poco. Si, ho cambiato la macchina, ho fatto un concorso (perso), ho lavorato tanto, sono riuscita ad affittare bene la mia vecchia casa. Ma non sono accadute le cose importanti: lavoro e affetti. Niente è cambiato. In molte cose, però, ci ho preso, quindi riprovo: ecco il mio 2012:

Gennaio. Inizio dell’anno a Londra. Finisco il lavoro che dovevo finire un anno fa. Decisione solenne: il mio corpo cambierà per sempre. Lascio quello vecchio nel 2011. E prendo iphone.

Febbraio. Comincia il nuovo contratto. Lavoro. Alleno. Vado in palestra. Nient’altro. 

Marzo. Compio 40 anni. E non è una festa, mi segnano come non dovrebbero. Con la squadra di grandi, arriviamo prime nel nostro girone. Con le under, quinte.

Aprile. Arriviamo a un passo dalla promozione in a2. Finisce il campionato, apro la casa in montagna.

Maggio. Convegno in Slovenia. Una settimana a Roma. Mese bello e ricco. 

Giugno. Torno a sognare, da sola, all’isola del Giglio. Forse anche una decina di giorni.

Luglio.  Lavoro, tanto. E soffro per l’incertezza sul futuro. Un altro incontro senza seguito. 

Agosto. Salgo tra le mie montagne. Mi assegnano il posto a scuola, che sospendo fino a febbraio 2013. Ci sono le olimpiadi a Londra.

Settembre. Esce lavoro importante. Alleno una squadra da sola. Capisco che voglio cambiare le persone accanto a me.

Ottobre. Un concorso, che non cambia niente nell’immediato.

Novembre. Saluto le mie montagne. Vado in Inghilterra per lavoro.

Dicembre. Tante ansie per l’anno nuovo. Ma anche un corpo diverso.

 

Nel 2012 qualcosa di sostanziale cambierà. Non so cosa. Forse il mio corpo, forse me stessa. Posso cambiare le cose che dipendono da me. Rubo la citazione a Michela Marzano: ”Nell’attesa un rimedio: non aspettarti nulla, se non da te stessa” (Simone Weil). Non c’è proposito migliore, per questo 2012.

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Buon Natale

24 Dicembre 2011 1 commento

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La mia canzone di Natale preferita… è di Joni Mitchell, dall’album Blue. Questa è forse la miglior cover che abbia mai sentito, di Sarah McLachlan; è diventata una canzone ‘natalizia’ perché i primi accordi ricordano Jingle Bells e io l’adoro per il testo, malinconico e intimo, come sono per me questi giorni. Tanti auguri a tutti!

 

It’s coming on christmas
They’re cutting down trees
They’re putting up reindeer
And singing songs of joy and peace
Oh I wish I had a river
I could skate away on
But it don’t snow here
It stays pretty green
I’m going to make a lot of money
Then I’m going to quit this crazy scene
I wish I had a river
I could skate away on
I wish I had a river so long
I would teach my feet to fly
Oh I wish I had a river
I could skate away on
I made my baby cry

He tried hard to help me
You know, he put me at ease
And he loved me so naughty
Made me weak in the knees
Oh I wish I had a river
I could skate away on
I’m so hard to handle
I’m selfish and I’m sad
Now I’ve gone and lost the best baby
That I ever had
Oh I wish I had a river
I could skate away on
I wish I had a river so long
I would teach my feet to fly
Oh I wish I had a river
I made my baby say goodbye

It’s coming on christmas
They’re cutting down trees
They’re putting up reindeer
And singing songs of joy and peace
I wish I had a river
I could skate away on

 

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…when you’re sure you’ve had enough with this life, to hang on.

22 Dicembre 2011 Commenti chiusi

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… poi arrivano queste giornate, in cui fa male tutto. Basta partecipare ad un concorso che sai di perdere. Bisognerebbe andarci con la faccia di bronzo e il cuore di pietra, parlare, dare il meglio di sé e poi tornare a casa comunque contenti. Invece fa male. Perché è come vedere una riva, si, ma una riva che si allontana. Una riva dove approdano altri, la riva dei propri sogni, terra di conquista altrui. Vorresti delle parole amiche. Bastano anche via internet. Ma un’amica è in viaggio, un’altra non è collegata e la ex-con-cui-sono-rimasta-in-buoni-rapporti è con la sua nuova fiamma. Una fiamma dell’incendio che c’è stato prima, durante e dopo di me. Pensi ai colleghi che ce l’hanno fatta e fa male. Cosa ho in meno? Pensi a una vita diversa. Pensi alle persone che ti sono piaciute e sai che una non ti fila e l’altra, ora, è via con la fidanzata. Un’altra è tra le braccia del marito. E la riva si allontana. Manca infinitamente la carezza della mano di mia nonna. E fa freddo, il freddo dell’acqua che mi circonda, che mi fa paura e che combatto con tutte le mie energie perché non mi risucchi nel suo vortice. Nuoto per restare a galla e per combattere la corrente. Ma in serate come questa è tutto inutile e la riva del gabbiano si allontana.

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Dov’è la tua riva?

18 Dicembre 2011 3 commenti

“E tu? Cerchi il tuo posto nel mondo perché la tua casa natale è crollata in seguito a un sisma scatenato dalle armi dell’uomo? Che cosa speri? Dov’è la tua riva?” (Sandor Marai, Il Gabbiano).

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Fascino 2.0.

1 Dicembre 2011 Commenti chiusi

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Quando entro nel bar spero che ci sia tu a farmi il solito caffè. Ti ho notata subito, un viso particolarissimo, poco convenzionale, mascolino ma non troppo, su un corpo perfetto, da atleta. Per quasi due anni, non una parola, forse qualche sguardo, niente di più. Anche perché hai un anello al dito ed è probabile che il signore che serve al bar con te sia tuo marito. Poi un giorno di qualche settimana fa, cominci a parlarmi. Noti il mio taglio di capelli, mi dici che sto bene così, perché ho il viso in un certo modo..mi parli di te, mi dici che hai due figli. E mi sorridi e mi guardi negli occhi. E tutte le volte che sono tornata da te da allora, hai continuato a sorridermi e a guardarmi negli occhi. E io fuggo. Fuggo e basta, perché non c’è altro da fare. Ma penso a te, perché non posso non pensare a te e mi metto su internet. Nell’era di facebook, di google, dei database, non è difficile sapere qualcosa di te. Ed è proprio così: sei sposata con lui, hai due figlie, e si, sei anche bellissima. E mi guardi negli occhi. Tutte le volte, anche oggi, mentre mi davi il resto. Senza dirmi niente, un secondo in più del dovuto, io paralizzata.

Due clic e so qualcosa di te che ho immaginato e non mi hai detto. Potrei dire che tutto il mistero si è infranto davanti alla realtà di pagine personali in cui non si vede tutto ma abbastanza. Invece è al contrario. Perché la domanda non è più come ti chiami, quanti anni hai, in che “situazione sentimentale” sei, che fai, cosa ti piace… il mistero non è lì, oggi difficilmente è lì, per chi sa cercare e per chi fa della ricerca il suo mestiere: se metti qualcosa di te in rete, si trova. Il mistero è più profondo. Cosa c’è in quello sguardo? C’è curiosità, c’è desiderio, c’è.. c’è forse qualcosa che vorresti dirmi? Cosa ti spinge verso di me? Una possibilità immaginata, che vive solo nella tua fantasia? L’idea di un’altra vita, che hai semplicemente accantonato a causa di una sliding door?

Tornerò a prendere il caffè da te tutte le settimane, stesso giorno, stessa ora, come sempre, precisa. Dieci minuti. Sapendo alcune cose di te, che forse tu non immagini che sappia e che abbia cercato. E che tu non sai di me, primo fra tutti come mi chiamo. Ma nell’era digitale, non è quello che so di te che conta… non è quello che hai messo in rete di te, che fa la differenza. Il tuo fascino sta nel tuo sguardo. Dietro cui c’è tutto quello che non hai scritto, che non hai detto, c’è tutto ciò a cui non posso arrivare. Un mondo non detto e che traspare da quegli occhi e da quel sorriso furtivo. Un mondo che non conoscerò mai e che immaginerò io, aggiungendo tutti i dettagli che mi concederai. Non c’è alcun facebook, alcun sito di dating, alcun twitter, alcun blog, che possa dirmi quello che pensi quando mi vedi. E nemmeno tu me lo dirai mai. E il bello sta proprio qui, nel non poterlo sapere e allo stesso tempo, cercare di immaginarselo.

 

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