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Archivio Agosto 2012

A desert road, from Vegas to nowhere.

14 Agosto 2012 Commenti chiusi

Sono ripartita per un lungo viaggio, il terzo di questi mesi vagabondi. Mai come in questo periodo ho sentito la necessità di muovermi, di prendere le distanze, di fare esperienze nuove. Perché la mia vita sta andando in una direzione che non mi piace, che non accetto e che un po’ mi spaventa. Come un verdetto da contestare, la mia parità che non sopporto, la medaglia che non mi appartiene… il lavoro che non voglio. La devo vedere da lontano, questa vita che non voglio, come un canyon all’orizzonte che cominci a scorgere, lo intuisci, vedi che si avvicina. Ma non sai quanto è profondo, sconvolgente, pauroso, finché non sei sulla sua soglia. Poi mi ci riavvicinerò, al ritorno. Per vedere se qualcosa in me è cambiato nel frattempo. Se il canyon non è più la metafora dell’ignoto, se la drammatica erosione della nostra terra non è più l’immagine di uno stato interiore, lo scoprirò quando riaprirò la porta di casa.

Sono in USA. Tra California, Nevada, Utah e Arizona. A vedere dei parchi, ma in realtà sto facendo un’esperienza incredibile. Sto vedendo cose che non credevo esistessero, ho davanti a me degli scenari per i quali la mia mente non è preparata.. non c’è niente di paragonabile nella mia esperienza, è uno choc. La Death Valley è un deserto  dalle distese enormi e rovente, il luogo più caldo della terra, dove ho percepito i 51 gradi. Indescrivibile. Vedere il paesaggio dei canyons è come tornare alla creazione del mondo, come aprire la terra e guardarne l’interno. tornare indietro nel tempo e rivivere i milioni di anni che hanno portato a uno scenario come questo. Torno a pensare alla terra come un pianeta, alla storia come a qualcosa di più lungo dei pochi millenni che ho studiato, ad un tempo lunghissimo in cui sono avvenuti cambiamenti straordinari.

Sono una persona laica e razionale. Studio e sono abituata a pensare in termini di cause ed effetti. In questi giorni, tra il serio e il faceto (ma tendendo più al primo) con la mia compagna di viaggio riflettevamo che davanti a spettacoli come quelli di Bryce Canyon, della Death Valley, di Canyonlands la stretta teoria geologica non ci soddisfa. Perché Big bang, erosione, vulcani, fiumi e piogge non possono spiegare un paesaggio così. Qui, pare che qualcuno si sia divertito a giocare  e a creare ogni tanto archi, ogni tanto distese di sale, ogni tanto a mettere una temperatura di 50 gradi, ogni tanto a fare canyons. Non torneremo credenti, no di certo, ma ci piace pensare ad un’altra spiegazione, a me, letterata, e a lei, biologa… ad una natura diversa, non spiegabile con i nostri strumenti.

La mia compagna di viaggio è una persona che non conosco bene, ma di quelle con cui c’è stato subito un bel feeling. Questo viaggio è anche un’esperienza umana: sono partita con una persona che non conosco, un po’ come non ri-conosco me stessa. Accettare lei, un mondo diverso, un pensiero diverso, è come accettare se stessi. Stare ogni giorno a stretto contatto, passare ogni minuto insieme, imparare a convivere con lei, persona sveglia, intelligente, capace e allo stesso tempo distante da me, forse mi aiuterà a imparare a convivere con me stessa.

E poi c’è il deserto della West coast. Perché queste strade infinite corrono nel niente. tra una città e l’altra, non c’è una forma di vita. Non c’è niente, solo desolazione, una terra senza fine in cui a volte si alzano all’orizzonte canyons sterminati. Questo viaggio è un viaggio anche nel vuoto. Nel silenzio, nelle distanze. Il mondo del film Bagdad Cafè, che ora e forse per la prima volta, capisco davvero, come capisco la sua splendida colonna sonora.

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