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I pendolari del cuore.

17 Dicembre 2012 7 commenti

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Oggi sono arrivata in stazione con un po’ di anticipo. Ho addirittura chiesto al bigliettaio dove prenotarmi il posto, in quale carrozza: l’unica senza scompartimenti… non li sopporto, gli scompartimenti. Venti minuti prima della partenza, il treno era già sul binario, salgo e c’è solo una persona nella mia carrozza. Curiosamente, ho il posto prenotato accanto al suo, ma mi sposto e mi metto in un posto dove non c’è nessuno, quattro sedili e un tavolino tutto per me. Tanto lo so che il treno sarà vuoto.

Pochi minuti dopo, altra scena, arriva il legittimo proprietario del mio posto. Gli dico, guardi, mi sono messa qua perché così stavamo tutti più comodi. Mi sorride e mi dice: nessun problema, mi metto qua e si siede accanto a me, ma dall’altra parte del corridoio. Quattro sedili e un tavolino tutto per lui. E’ un bell’uomo, circa 50 anni, jeans, belle scarpe, bel maglione. Una valigia sportiva. L’iphone, a cui attacca le cuffie bianche e si mette ad ascoltare musica. Io accendo il mio mac, attacco la chiavetta, mi metto su internet, ebay, facebook, la posta elettronica.

Arriva il controllore e nota che nessuno è al suo posto. Quello del signore accanto a me, addirittura, doveva essere molto più lontano di lì, secondo il controllore, e non a due sedili di distanza, come era scritto sul biglietto. Il signore si volta verso di me cercando complicità e appena il controllore se ne va, ci mettiamo a chiacchierare. Ha voglia di parlare, il mio compagno di viaggio. E nel suo racconto della sua esperienza in treno, entrano tante notizie personali, quasi traboccanti…

Da sei mesi fa il pendolare “per motivi personali” dalla Lombardia alla Toscana, e parliamo dei treni, parliamo della Lombardia, della Toscana, del clima padano e di quello toscano. Oggi era bellissimo in Maremma, e lui mi dice che è uscito con la sua compagna a portare fuori il cane e c’erano 19 gradi, mentre a casa sua c’è neve. io gli dico che a Reggio Emilia è nevicato per l’Immacolata e lui mi dice del clima di Reggio, dove ci sono parenti della ex moglie, come se il suo cuore si spostasse sulle linee del treno, tra Milano e Bologna, tra Milano, Genova e Roma… parla, parla di sé, delle ferie che ancora può prendersi, dei viaggi che vorrebbe fare, partendo da Pisa per Sharm (“ma chissà se partiremo… beh il biglietto l’abbiamo fatto…”), passando dalla sua vita precedente, dalla sua donna orecedente, a quella attuale.

Pendolare per amore. Il pendolare per amore viaggia nel weekend e non nei giorni lavorativi. Va verso il piacere e lo lascia, va e lascia l’oasi di calore che si è ritagliato, a differenza del pendolare per lavoro, che fa il contrario, lascia il calore e ci ritorna. Il pendolare del cuore viaggia seguendolo, il cuore, viaggia nella passione, viaggia fino a che non pesa prendere quel treno, ma nel frattempo, fino a che non sentirà la fatica del viaggio, sarà il viaggio più leggero del mondo. Il pendolare per lavoro non ha voglia di parlare di sé. E’ su quel treno, ha una giornata di lavoro davanti, o l’ha appena lasciata, come sempre, ogni giorno uguale all’altro. Il pendolare del cuore invece sa che l’essere lì, su quel treno, in quel momento, ha un significato unico, unico tutte le volte che si ripete.

Faccio centinaia di km per una donna, vado da lei e penso alle mie ferie con lei e inevitabilmente è una vita di organizzazione, di orari, di mezzi di trasporto, è una vita di distanze colmate da internet, dall’iphone… Una vita in cui non potrò mai incontrarti nella pausa pranzo, o mandarti un sms per prendere un caffè con te mezzora dopo. Una vita in cui quel treno mi regala un’eccezione rispetto al quotidiano, uno spazio da costuire e un tempo da trovare.

Questo signore maturo parlava del suo viaggio con la tenerezza di un adolescente e con l’insicurezza di chi vive un amore appena nato e così lontano. Andrai a Sharm a gennaio, con le ferie rimaste e col biglietto scontatissimo che hai prenotato tempo fa, sull’onda dell’entusiasmo di un nuovo incontro? Mi immagino la tua compagna come più giovane, bella, e ammirata. Tu sei un uomo attraente e intelligente, comunicativo, ma hai paura di perderla. Vuoi ancora illuderti, sai che vale la pena fare 5 ore di viaggio per lei, hai ricevuto questo dono e vuoi onorarlo finché puoi. Sei stato sposato, sai che tutte le promesse possono andare in fumo, sai che tutto può crollare. Ma aspetti la sua chiamata, le mandi sms, pensi a lei (“oggi sono un po’ con la testa fra le nuvole, non leggo ma ascolto musica”), a voi, al senso di tutto questo.

I pendolari del cuore. Come me. Come questo signore, come la ragazza che ho incontrato una settimana fa. Su treni improbabili, vuoti, i treni del desiderio, della distanza, della malinconia, di una vita sdoppiata, il dovere in un luogo, il cuore altrove. E tutto l’amore del mondo ad annullare questa distanza. Sto arrivando a Pisa, mi alzo, stiamo per salutarci, squilla il tuo telefono e tu dici “ecco…”. E’ lei, che sta annullando i km che hai percorso da quando vi siete salutati. Ci salutiamo in fretta, buon viaggio, tra uno squillo di telefono e un altro. Buon viaggio. Scendo e penso: spero che ci andrete a Sharm. E penso: spero che andrò in Francia, quest’estate.

Spero che, per i pendolari del cuore, tutti questi km non diventino mai una distanza.

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