Archivio

Archivio Novembre 2015

Freeheld. La libera proprietà dei desideri.

9 Novembre 2015 Commenti chiusi

C’è un amore solo che valga la pena di essere vissuto: due persone si incontrano, si piacciono, si amano, si fidano reciprocamente e combattono l’una per l’altra. Nient’altro. Ed è l’unico senso in un incontro, che duri una notte, un mese, un anno o una vita, che sia fra un uomo e una donna, due donne o due uomini. Nel nostro mondo liquido in cui possiamo scegliere i partner online, come i libri di amazon, come le aste di ebay, attratti dalla foto migliore o dalla frase più efficace, in cui ci basta un attimo di gratificazione per poi tornare alla nostra vita, fino al successivo momento di gratificazione, in cui noi quarantenni ancora single viviamo con il dubbio che, come dice Capossela, il meglio sia già venuto e non siamo stati in grado di tenerlo dentro di noi, e rincorriamo una seconda possibilità, ecco in questo mondo liquido non accetto più che un incontro sia privo di significato. Non ha significato il sesso – non riesco, se è l’unico significato -, non ha significato la compagnia – ho tanti amici meravigliosi -, non ha significato il “vediamo come va” – il mio tempo è prezioso.

E ho un cuore che batte e una testa che pensa, hanno valore il mio desiderio e i miei desideri, l’attrazione che provo, ha valore quella stramaledetta forza invisibile, Serenella, che in un anonimo giovedì sera di ottobre mi ha spinto a chiederti di incontrarci. Già, non ti conoscevo, anche io ti avevo scelta nel Postalmarket umano dei siti di incontri, unicamente perché usavi come nickname il cognome della poliziotta più bella della tv. E sono rimasta intrappolata in quegli occhi azzurri e nella pelle bianca della Stella di Mare di Dalla, nel tuo atteggiamento combattente, nella dolcezza improvvisa che mi ha sciolto. La tua vita difficile, impossibile, i fiumi di alcool, le sigarette una dietro l’altra, tutte quelle cose che se me le avesse raccontate un altro avrei detto: fuggi a gambe levate, non mi hanno intimorito nemmeno per un attimo. Tutto ciò per me ha senso e valore. Ma dopo gli incontri, il rincorrersi, l’allontanarsi e il riavvicinarsi, le notti in bianco, le chiacchiere infinite, e con questa stramaledetta forza invisibile che mi spinge senza un motivo apparente verso di te, il risultato è che solo per me c’è un senso profondo. Che i tuoi valori sono altri, che dai valore ad altro. Che vuoi altro, anche se nel frattempo, vado benissimo io. Nessun impegno, nessuna gelosia, sono una fra tante, sono solo un’icona in carne ed ossa tra le mille che puoi contattare ogni giorno sullo schermo. Spettatrice dei tuoi desideri, quando vorrei essere, anche solo per un momento, dall’altra parte del palco. Spettatrice delle tue paure, a cui posso solo aspirare di dare un piccolo e transitorio conforto. Fino al prossimo tuo incontro.

Laurel Hester e Stacie Andree si sono incontrate all’inizio degli anni 2000 su un campo di pallavolo. Vent’anni di differenza, si sono innamorate. Laurel si è ammalata di cancro ed è morta nel 2006, ha combattuto e vinto non la malattia ma la battaglia che ha portato Stacie a poter avere la sua pensione. Questo è l’unico senso di un incontro, l’intensità, la profondità, la pienezza, il rispetto. Che diventi la storia d’amore bellissima e tragica di Laurel e Stacie, che sia solo un momento, che sia un breve pezzo della nostra vita. Qualsiasi cosa diventi, deve avere quel sapore inconfondibile. La storia (vera) del film è una storia d’amore, abbagliante, tanto che la stessa pellicola narra meglio l’amore che non la battaglia per i diritti. Perché va da sé che un amore coì vada tutelato, quasi non c’è bisogno di raccontarlo. La parte più scontata è proprio la seconda, la conosciamo bene, anche se non siamo gay, anche se non abbiamo sperimentato la disuguaglianza. L’eccezionale è prima. L’unica verità profonda del film è nella prima parte. Due persone si incontrano e le rispettive vite si uniscono. Niente fa paura, nemmeno innamorarsi. E’ tutto ciò che dobbiamo tutelare, salvare, garantire, agli altri e a noi stessi.

Non voglio niente di meno, da un incontro. Ho spezzato il cuore ad una persona perché non l’amavo più, perché così non era giusto, perché mancavano energia, forza, spinta, ci facevamo solo compagnia. Il senso è altrove. Non posso concedere un altro grammo di me stessa a chi non è disposto a restituirmi quel senso.

Categorie:Argomenti vari, Cinema Tag: