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Archivio 6 Luglio 2016

L’abbraccio dell’isola.

6 Luglio 2016 2 commenti

MarettimoSono una persona che, a volte, va in vacanza da sola. Viaggio spessissimo da sola, per lavoro, perché ho i genitori lontani, perché, semplicemente, mi piace fare della strada. Qualche anno fa mi è sembrata la cosa più naturale del mondo andare anche in vacanza per conto mio. Quello che mi manca di più, durante l’anno, è il mare. Ma il mare lontano, bello, selvaggio, e luoghi dove posso camminare. Così, la scelta è sempre caduta sulle isole. Prima il Giglio, perché era un posto che avevo molto amato con un’altra persona, e tornarci da sola mi ha dato il senso di quanto quella storia fosse lontana, ma quella persona ancora, meravigliosamente vicina, tanto da poter sorridere alle cose che mi ricordavano lei, e dirglielo serenamente. Poi ho cominciato ad esplorare. E mi sono spostata di poco, Giannutri, più piccola, desolata, senza niente e nessuno. Adorabile.

Poi è passato del tempo, fino all’anno scorso. Volevo tornare al mare, volevo del tempo per me. E ho deciso di esplorare ancora, cercare un’isola lontana, poco frequentata, piena di sentieri. Un po’ di internet e alla fine ho deciso per le Egadi, e per la più lontana, Marettimo. L’anno scorso ero sola perché avevo lasciato una persona che ho amato molto e che non amavo, purtroppo, più. E avevo bisogno di quel tempo per me. Avevo bisogno di guardare ad un anno lavorativo difficile. Avevo bisogno di camminare, di nuotare, di non parlare con nessuno e di usare il telefono il meno possibile. Fu una settimana meravigliosa, ho amato ogni angolo di quell’isola. Il problema è che niente di ciò che avevo sperato per me  è successo.

Avevo pensato a dedicarmi a me, al lavoro, a stare lontano dalle persone e dalle relazioni. Quando tornai, mi sentivo benissimo, ma l’impatto con la realtà fu molto diverso. Il lavoro non era come speravo, purtroppo ho cercato e sono arrivati degli incontri che non hanno portato a niente. Non ho tenuto fede alle promesse fatte a Marettimo. E, come sempre, ho pagato ogni errore.

Così, quest’anno, avevo di nuovo bisogno, come l’aria, di partire. O di tornare. E ho scelto un’altra delle Egadi, Levanzo, la più piccola. Mi affascinano le isole senza strade, Favignana per me è troppo grande e l’ho scartata. Ma dopo aver prenotato ho capito che potevo allungare la vacanza. E sono tornata qui, a Marettimo. A ritrovare quest’isola e a rivedermi, 10 mesi dopo.

MarettimoL’anno scorso arrivai a Marettimo dopo aver fatto delle scelte, dolorose, ma mie e che si sono rivelate giuste. Quest’anno ci arrivo ferita, delusa e con l’idea di essere stata in balìa degli eventi. L’anno scorso non pensavo di andare in vacanza se non da sola. Quest’anno speravo di portarti con me. L’anno scorso avevo il mio lavoro. Quest’anno arrivo avendo lasciato ciò per cui ho lavorato 20 anni e facendo un’altra cosa. L’anno scorso nuotavo e pensavo in un passo avanti. Ieri sera, guardando Levanzo, Favignana e il promontorio di Erice che spunta dietro di loro, ho capito che ne ho fatti due indietro.

Ho sempre pensato che i luoghi siano come le persone. Alcuni ci fanno stare meglio di altri, alcuni ci fanno sentire noi stessi, come se fossimo capiti all’istante, come se fossimo, d’incanto, perfettamente a nostro agio. Una passeggiata può essere come una conversazione, un panorama come un abbraccio. Sono queste le persone che torniamo a trovare, quelle con cui stiamo bene, quelle che sappiamo che hanno piacere a vederci, che parlano di noi e ci dicono come siamo, quelle a cui pensiamo, di cui ci preoccupiamo, di cui ricordiamo i momenti insieme. E così, torno a trovare anche i luoghi, e Marettimo prima di tutto. Ho fatto, in questi giorni, quello che non avevo avuto tempo di fare lo scorso settembre, ma ho rifatto anche le cose che mi erano piaciute di più. E mentre facevo gli stessi sentieri, mentre prendevo il sole nella mia spiaggia preferita, pensavo a me, adesso e a me, un anno fa. E questi luoghi hanno parlato di me e mi hanno detto dove ho sbagliato, mi dicono che sono una persona peggiore, che non mi sono comportata come avrei dovuto. Ma anche, che c’è qualcosa in me di prezioso e di sacro, perché intimamente mio, che non va toccato e che va rispettato. Marettimo mi dice che a volte bisogna davvero fare due passi indietro per vedere la strada, e ricominciare a camminare in avanti. Bisogna accettare il ripiegamento, la delusione, la ferita. Bisogna accettare di essere stati brutti, di aver detto le parole sbagliate, di aver parlato troppo e troppo poco, di aver perso l’equilibrio. Bisogna accettare di aver pianto e di essere stati vulnerabili, perché lì, in fondo, c’è stato il meglio che ho dato.

Domani parto per Levanzo. Ma grazie, Marettimo, grazie ancora per il tuo incanto e per il tuo abbraccio. Il tuo mare è il mio mare. Parto con un po’ di verità in più.

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