Home > Argomenti vari > Sognando e perdonando A.

Sognando e perdonando A.

18 Ottobre 2016

Così stanotte sei tornata, A. Ero in questa città, dove ci siamo conosciute, in una sera fresca come questa ma profumata di primavera e di speranza, com’era quel lontano maggio. Io camminavo veloce per strade che conoscevo benissimo, ma nuove, perché erano le strade che mi portavano da te e che col tempo diventeranno così familiari. Ansimando, ma non per la fatica. Come spesso accade in un sogno, non arrivavo alla tua vera casa; andavo oltre, a ridosso della piazza della nostra grande università e suonavo ad un cancello che non esiste, alto e di ferro, forse di uno studentato.  Tu aprivi e appena mi vedevi sorridevi, guardandomi con quegli occhi azzurri splendidi, dolci. avevi una giacca colorata, i jeans stretti sulle tue gambe lunghissime, le scarpe da ginnastica, la borsa sportiva. Eri bellissima, nel sogno, come lo eri davvero. Quei capelli rossi che adoravo. Ed eravamo giovani.

Nel sogno non succede niente. Mi guardi, sorridi, ti incammini con me verso il posto dove vogliamo andare. Parliamo fitto, ridiamo, scherziamo, io ti dico che ho un contrattempo e tu sei comprensiva, dolce affettuosa.  E io sono innamorata, ti guardo e il cuore mi salta in gola. Forse è per questo che mi sveglio.

Quando penso oggi a te, A., non posso che ricordare quanto eri bella, ma anche quanto sono stata male con te. Eri un sogno meraviglioso, dietro c’era una persona difficilissima. aggressiva, paranoica. Una persona che non poteva darmi alcuna serenità, una persona che mi ha preso e distrutto, esaltato e atterrato. Eppure quando vieni a trovarmi in sogno, sei ancora quell’illusione unica di bellezza, di gioventù e si, di amore. Non ci sentiamo da 8 anni. Tu sei lontana, hai la tua vita, non so quasi più niente di te. A volte ti penso ancora, a volte sbircio la tua pagina facebook, anche se non siamo “amiche”. Non molto spesso, già. Pensavo fosse impossibile non pensarti, invece succede. E’ tutto alle spalle. I litigi, le incomprensioni, le tue sfuriate, i discorsi incomprensibili, i cambi di umore. Eppure a volte si, apro la tua pagina. A volte, nel giorno del tuo compleanno, ti penso. A volte mi dimentico. Qualche volta mi chiedo se ti ricordi ancora del mio. Credo di no. Chissà se hai mai provato a cercare il mio nome.

Ho incontrato un’altra persona come te. Ora so dare i nomi alle cose, ora so chi siete e come agite. Ma non ho fatto in tempo a difendermi: anche lei, come te, mi ha lasciato a terra. Non sapevo le cose che so ora, avrei sofferto meno, sarei stata diversa. Ora sì, sono diversa: ho abbandonato le colpe e il vittimismo, so perché tutto è successo, da che parte stanno i sentimenti e da che parte sta una sofferenza che nemmeno voi conoscete. Lei, non la sogno mai. Forse la ferita è ancora troppo recente, forse la mia testa, per difendermi, la tiene lontana. Forse mi sono spaventata troppo, arrabbiata troppo.

E in questi giorni in cui ancora ogni tanto e nonostante tutto, penso a lei, arrivi tu in sogno. Magari per difenderla, magari per dirmi che voi, così difficili, così terribili, mi avete fatto provare sensazioni uniche. Illusorie, si, ma in quel momento reali, almeno per me. Per voi no, certo, voi siete diverse. Forse volevi dirmi che invece di arrabbiarmi per quanto io sia stata stupida a farmi abbindolare così, dovrei essere felice di quello che ho provato, perché l’ho provato e sono capace di provarlo, almeno io. Perché ho creduto nella speranza, perché mi sono innamorata davvero. Forse mi stai dicendo che dovrei cominciare a perdonare voi, oltre che a perdonare me stessa. Che dovrei cominciare a ricordare il bello come qualcosa di vero tanto quanto il brutto, ricordare l’uno e l’altro, l’uno come un momento di intensità profonda, l’altro come un monito, per non ricaderci più, per non perdermi ancora una volta.

Ho creduto a un’illusione, ho creduto a un amore finto. Ma conta averci creduto, esserne stata capace. Se il vostro è un mondo di finzione, dove esiste tutto e il suo contrario, dove si passa di preda in preda, dove non ci si lega e non si ama, devo essere felice del mio mondo in cui, davanti a quegli occhi, ai capelli rossi, al sorriso, alle parole che mi divertivano così tanto neò tuo accento del Sud, le mie difese cadono. Senza finzione e senza paura. Felice del fatto che ora, forse, invece che lasciarmi andare a precipizio, ho imparato a volare.

Categorie:Argomenti vari Tag:
I commenti sono chiusi.