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Archivio per la categoria ‘Viaggi’

..come un libro che sembra aspettarmi su uno scaffale.

1 Dicembre 2009 3 commenti

Non è che non penso mai a una nuova compagna. Ci penso, a volte, è che proprio non riesco ad immaginarmela. Forse è normale, dopo che ogni storia passata è ormai lontana, quando il ricordo delle persone sfuma e nella mente resta, come dice una delle mie blogger preferite, solo il colore, l’atmosfera, ma non più la fisicità, la realtà del tempo passato accanto a qualcuno; forse è normale abituarsi a pensare da soli.

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Londra

26 Novembre 2009 1 commento

Oxford Street, le sei del pomeriggio, piena di luci, di gente che torna dal lavoro e intanto fa qualche primo pensiero sui regali di Natale, i bus che passano uno dietro l’altro, il musical We Will Rock You… Ieri sera mi sono buttata in questa strada imponente, ricca, vitale; camminavo veloce ed ero felice di non conoscere nessuno, libera di lasciarmi trasportare dall’onda delle persone, di entrare nei negozi e farmi rapire dalla musica martellante, dai volti dei ragazzi, e dalle donne, che si provano abiti improbabili e scarpe che nessuno da noi si sognerebbe di vendere, eppure loro restano bellissime, i corpi magri, i volti sottili, gli occhi dai colori pastello… Ieri è stato un bel pomeriggio, un pomeriggioche non avrei potuto dividere con nessuno, perché mio, esclusivamente e intimamente mio, un raro momento di pace regalatomi da questa città e da questo lavoro così tormentato. Penso a quanto della mia vita ho perso e ho dato in mani sbagliate; le due ore di ieri no, finalmente no, resteranno intatte dentro di me, legate indissolubilmente a questa città meravigliosa, che amo sempre di più.

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La carne dell’orso

29 Luglio 2009 1 commento

Parto cercando il sapore della carne dell’orso, in mezzo alle montagne, tra sconosciuti e mettendomi completamente in gioco. E si, anch’io ho sentito quel sapore, talvolta, tanto, troppo tempo fa, l’ho quasi dimenticato. E’ un sapore forte, unico, è il sapore del desiderio, dell’ambizione, dell’amore e della volontà, è il sapore della voglia di vivere. Voglio sentirlo ancora, lo sto cercando ovunque, e quindi vado. Dal racconto "Ferro", di Primo Levi.

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Provincia

15 Ottobre 2008 3 commenti
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Un’esperienza nuova

8 Settembre 2008 4 commenti

Questo non può essere un blog allegro e frizzante. E’ il blog di una persona che da molti mesi sta esplorando ogni anfratto della sofferenza. Nessun evento davvero tragico, nessuna catastrofe, né terremoto: la sofferenza sta nella perdita di sé, delle proprie certezze, degli orizzonti consolidati, della fiducia. La sofferenza sta nella perdita dell’amore, dell’illusione, del sorriso, nella consapevolezza della distanza tra se stessi e la realtà delle cose e dei sentimenti. Potreste anche chiamarla depressione, non avreste torto. A me sembra sostanzialmente solo sofferenza, come un peso da portare, come un disturbo che altera il suono delle giornate e lo rende stridente, una corrente fredda che gela il battere del cuore, un cuscino premuto con forza sopra i propri sogni, il tonfo continuo di chi corre verso un’uscita trovando porte chiuse, di chi insegue una meta ma sbatte inesorabilmente contro un limite, un confine, un muro invalicabile.

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Francia e dintorni

10 Dicembre 2006 12 commenti


Rientro dalla Francia e sento che qui infuriano le polemiche sulla proposta di introdurre in Italia qualche norma a tutela delle unioni di fatto, etero e omosessuali. La solita storia, cattolici da una parte, laici dall’altra e polemiche a non finire. Rientro dalla Francia e mi chiedo: ma se invece del muro contro muro – queste norme distruggono la famiglia/bisogna estendere i diritti – qualcuno facesse dei confronti e spiegasse agli italiani come funziona all’estero? Voglio dire: in Spagna cosa è successo? C’è stata disgregazione sociale o no? In Inghilterra? Numericamente, quante sono le unioni di fatto rispetto ai matrimoni? Cose di questo genere. Invece nessuno lo fa. E in Francia? Eccomi al post che volevo scrivere.

Per lavoro sono stata a Montpellier e a Parigi, nel mese di novembre. Dopo la puntata su Londra, eccovi la mia personalissima guida a queste due città.

Montpellier è una città deliziosa del sud della Francia, capitale della regione Languedoc-Roussilion. Ha un centro storico non grandissimo, di impianto medievale ed aragonese, con strade piccole su cui si affacciano ora negozi molto eleganti. E’ conosciuto come l’Ecusson perché la pianta del centro è a forma di “scudo”. La piazza principale è Place de la Comedie, enorme, il vero cuore della città. Non perdetevi la cattedrale di Saint Pierre, di stile gotico, dalla facciata imponente e particolarissima, con due campanili ai lati. Attaccata alla cattedrale è la sede dell’Ecole de Medecine, una delle più antiche in Europa (credo seconda solo a Salerno). Importantissimo e ricco è il Musée Fabre ma non ve lo posso descrivere perché è chiuso per ristrutturazioni e riaprirà solo nella primavera del 2007. Uff! Per lo shopping, oltre alle vie dell’Ecusson, c’è un enorme centro commerciale chiamato Polygone, secondo me discutibile, ma molto frequentato. Infine una dritta: se vi piace nuotare, andate assolutamente alla piscina olimpionica Antigone: è grandissima, ci sono due vasche, e funziona perfettamente. Mi è piaciuta molto. comunque, quello che mi ha più colpito di Montpellier, è l’atmosfera. Sarà stato questo autunno così particolare, ma a me sembrava che la città stessa trasmettesse chiarore e calore, le persone sono gentili, amichevoli, tutto mi è parso estremamente accogliente. Naturalmente, poi, vale la pena fare un giro sulla costa, che tutti descrivono come splendida ma che non ho potuto vedere. E’ da città come Montpellier, inoltre, che è partita la straordinaria ascesa di Ségolène Royal, governatrice di varie città del Sud e credo originaria, se non di Montpellier, del suo dipartimento, l’Hérault.

Parigi Premetto che conosco bene Parigi, ma non tanto da turista quanto, ancora una volta, da studiosa. Per questo mi sento di consigliarvi, oltre a tutte le mete classiche possibili, per cominciare un giro alle due sedi della Bibliothèque Nationale, una in centro a Rue de Richelieu – dove prima stava anche l’altra – che è dedicata ai manoscritti, stampe, fotografie etc, l’altra a Tolbiac, nella zona di Bercy, che contiene i libri a stampa. Sono un centro di cultura straordinario e spesso ospitano mostre di ottimo livello. Ho visto la mostra fotografica sulla Fotografia umanista a Richelieu, dedicata a quegli artisti che dal dopoguerra in avanti circa, come Doisneau, hanno concentrato la loro l’attenzione sull’essere umano. Grande spasso a Parigi sono i cinema, tantissimi, per tutti i gusti, con tariffe spesso molto convenienti. Vedere un film in una piccola sala, non nei grandi UGC e simili, ha un che di poetico. Il mio preferito in assoluto è Le latina nel Marais: un club/cinema che proietta film preferibilmente spagnoli-latinoamericani, dentro al quale però c’è una sala da ballo. Vi può capitare, uscendo dalla sala, di trovarvi in mezzo a serate danzanti con balli latinoamericani. Un’atmosfera molto particolare. Per mangiare, non c’è che l’imbarazzo della scelta. A me piace molto la zona di Rue Mouffetard, dietro al Pantheon: pieno di localini francesi e internazionali, con menu interessanti attorno ai 15 euro. Un’altra grande esperienza è andare nel vecchio mercato a Les Halles: è attorno alla Rue Montorgueil, dietro alla chiesa di San Eustachio e al Forum des Halles. Come parchi, vale un giro sicuramente ilBois de Boulogne, oltre al classico Luxembourgma il mio parco preferito resta il Parc de Sceaux lontano dal centro e a due fermate di metro dall’aeroporto di Orly. Molto carina e forse meno nota ai turisti anche la Promenade plantée che si prende dalla piazza della Bastiglia.

Per ora metto fine ai miei personali consigli e concludo con una breve rassegna dei film che ho visto a Parigi.

The dreamers di Bernardo Bertolucci, l’ho trovato proprio brutto e pur comprendendo quali fossero i temi trattati e l’interesse che avrebbero potuto suscitare (il ’68 sullo sfondo, la scoperta della sessualità, il “sogno” del cinema etc etc), niente mi ha coinvolto. Brutto e a volte sgradevole nelle scene di intimità, chiamiamola così, dei tre ragazzi. Secondo me non coglie nel segno. A volte non mi è dispiaciuta la sceneggiatura, ma per il resto secondo me vale molto poco.
The Queen di Stephen Frears. Questo è invece molto bello, delicato, sottilissimo, scritto e interpretato molto bene. Narra dell’atteggiamento di Elisabetta II nei giorni che seguirono la morte di Lady D. e delle tensioni con il governo e in particolare con un Tony Blair ai tempi appena eletto. La storia è tutta incentrata sulle diverse reazioni dei Reali via via che il tempo passava e che l’intera Inghilterra si univa nel piangere Diana, allontanadosi da una regina per niente incline a dire qualcosa sull’accaduto. Da vedere.
Ne le pas dire à personne è un giallo francese, che fa passare due ore gradevoli, ma poco più. Non è un film perfetto né limpidissimo come costruzione, la storia è molto complicata e si dipana con qualche difficoltà. Grande successo di pubblico in Francia, ma la critica è stata, giustamente a mio avviso, un po’ freddina. Non mi è dispiaciuto, ma non ne sono rimasta entusiasta.
Princesas di Fernardo Leon de Aranoa mi è piaciuto moltissimo. Credo sia passato solo velocemente in Italia, ma se lo trovate in qualche cineclub o in dvd non fatevelo scappare. Parla dell’amicizia tra due prostitute a Madrid, un tema forse banale ma trattato con un tocco aggraziato e ironico, che rende il film godibilissimo. E’ scritto molto bene e ha una colonna sonora perfetta, con canzoni tra gli altri di Manu Chao.

Londra e dintorni

2 Settembre 2006 17 commenti


… continua …

E’ stato l’incontro con le biblioteche, con gli istituti universitari, con i miei colleghi che alla fine mi ha aperto le porte di Londra. La quotidianità che dopo pochissimo tempo mi sono dovuta costruire mi ha immerso nella città ed ha completamente trasformato anche la mia percezione del quartiere dove vivevo, all’inizio così poco amichevole, almeno mi sembrava. Non ho difficoltà ad ammetterlo: tanta diversità mi spaventava un po’. Diversità di razze, di lingua (l’inglese dei cinesi e degli africani per me è praticamente incomprensibile), la percezione che mi tiravo dietro dall’Italia della pericolosità dell’altro: tutte cose che a condizioni normali combatterei, ebbene si, in questa situazione erano all’inizio un fattore destabilizzante. Poi lentamente, trovandomi a fare le stesse cose di tante persone, la fila al supermercato, attendere il treno, correre al parco, ho scoperto che non c’era minaccia alcuna, che West Norwood era un quartiere in fondo tranquillissimo e accogliente – esattamente come me lo aveva descritto la padrona di casa -, che è divertente scorrere per strada, uno dopo l’altro, negozietti di gente afgana, cinese, turca e bugigattoli che ti vendono via via kebab, fish and chips, pizza, riso cantonese.

Eccomi dentro Londra quindi, finalmente. Ed ecco, in ordine sparso, le impressioni che ne ho ricavato, per temi singoli, con qualche consiglio, non si sa mai che serva a qualcuno.

Prima di tutto i trasporti, proverbialmente ottimi, non sbagliano un colpo. Tra bus, treno, metro, si arriva veramente dappertutto, con puntualità e precisione. Niente da dire. Ovunque ci sono volantini che spiegano le cose, spesso addirittura delle persone che hanno il compito di orientare la gente. Sono carissimi. Una corsa in autobus costa 1.50 pound, una in metro qualcosa come 3. Folle. L’unico modo per spendere meno è fare degli abbonamenti o comprare la splendida Oyster card, una carta prepagata e ricaricabile che dà sconti del 50% su tutti i mezzi. Bisogna compilare un modulo e in alcuni casi lasciare un deposito di 3 pound che verranno restituiti quando non si usa più. Si attiva anche per internet e offre molti vantaggi anche su spettacoli, ristoranti etc.

Londra è la città più cara d’Europa. Io ero felice dell’equivalenza di sterline e euro: se 1kg di banane era 0.99 sterline per me andava bene perché in euro all’incirca pago la stessa cifra. Vuol dire che ero felice di pagare 3000 lire un kg di banane. Per lo shopping, quindi, bisogna essere preparati. Ci sono cose convenienti però, per esempio la marca Lonsdale, ricercatissima in Italia, l’ho trovata in saldo e costava molto meno che da noi; negozi d’abbigliamento come Gap hanno prezzi simili ai nostri (e cosine carine); io sono innamorata di MUJI, negozio minimal-giapponese di cancelleria, abiti, arredamento (in Italia c’è solo a Milano credo), anch’esso non carissimo e con i prezzi anche in euro. Se amate la musica, HMV e Virgin Megastore hanno un assortimento infinito e molti cd scontati (a 4, 5 e 7 pound), per non parlare del fatto che le novità partono con prezzo ribassato, sulle 9 sterline, circa 13-14 euro, sempre meno che in Italia. Ho guardato i prezzi delle case (non si sa mai). Care. La mia casa ideale, perché mi voglio trattare bene, è quella vittoriana: a due piani, con uno spazio sul davanti e sul retro, e il finestrone ampio e tondo – due camere da letto, 1 bagno, e sotto cucina e ampia sala. Lontanissime dal centro, non costano meno di 220 mila sterline. Gli affitti per un monolocale, al mese, difficilmente stanno sotto i 550 pound, in centro.

Il caffè è uno strazio. Non tanto per il gusto del caffè: a me piace lungo, anche in Italia bevo l’instant a volte, ma il problema sono i bar. Tutte catene, con l’americana Starbucks veramente ovunque, seguita da Caffè Nero che si pregia di offrire “Il miglior caffè di Milano”. Ma perché Milano? Poi c’è Caffè Uno, più raro. Non esistono quasi caffè indipendenti, l’esatto opposto che in Italia, ed è un vero peccato. Omologazione al massimo. Si tratta di luoghi, Starbucks e Nero, concepiti come zone d’incontro o relax: uno ci può passare un pomeriggio lavorando al computer, chiacchierando o leggendo un libro, basta un cappuccino. Questi bar sono attrezzatissimi anche per il take-away: mettono il caffè in quegli orribili bicchieri di carta, che tutti hanno in mano, ovunque. Il nostro rito del caffè, berlo al banco e fare due chiacchiere, in questi luoghi non sarebbe ripetibile. Comunque, se avete da spendere rispettivamente 1.50 e 1.90 pound per caffè e cappuccino, Nero secondo me è molto meglio di Starbucks.

Per mangiare a pranzo, molte persone comprano panini o in altre catene (Pret a Manger, Presto, oppure nei bar di cui sopra, o in vari ristoranti meno cari come MacDonalds) o nei supermercati, dove si possono trovare anche insalate, fresche o confezionate. Consiglio vivamente i panini di Marks and Spencer, buonissimi e molto vari, oppure i mescoloni self service che si possono fare nei banconi predisposti da Sainsbury’s. Un posto che mi è piaciuto moltissimo per la cena è Fridays, verso Leicester Square, di fronte a Planet Hollywood: un locale americano molto allegro e vivace, dove si mangia bene. Per il resto, ce n’è per tutti i gusti.

L’integrazione a Londra pare tangibile. E’ una città che crede nel multiculturalismo, lo propugna con forza. Anche gli elementi di crisi, come gli arresti seguiti all’operazione di polizia contri il terrorismo, sono trattati con la massima attenzione e delicatezza, cercando di non fomentare episodi di intolleranza. E’ un equilibrio non perfetto, assolutamente, eppure in qualche modo esiste, mi pare. Non ho mai sentito parlare di problemi legati all’immigrazione clandestina. Ma in Inghilterra sono preoccupati di quella regolare. Molti telegiornali parlavano del fatto che c’è perplessità per l’ingresso di Romania e Bulgaria nella comunità europea, ma non per problemi culturali, quanto economici. Si teme che ci sia un’invasione di lavoratori stranieri. Se è vero che più lavoratori significano più servizi, d’altra parte il mercato del lavoro inglese sta diventando molto più competitivo e gli inglesi nativi si sentono discriminati e impoveriti. Lavori umili, semplici e artigianali, che magari in pochi sapevano fare prima (e di conseguenza erano ben pagati), sono diventati molto più comuni da quando molti lavoratori dell’est (soprattutto polacchi) hanno potuto cercare liberamente impiego all’estero.

Tutti hanno l’ipod. Lo voglio anch’io!

Se il francese come lingua è una fortezza inespugnabile per neologismi, alterazioni, parole straniere, l’inglese è un porto di mare. Parole sempre più corte, scritte con stile sms (abitavo sopra l’agenzia Time 2 move: frequentissimo 2 per “to”, 4 per “for” X per “ex” o “express” e così via), contaminazioni da ogni lingua (in un locale davano un caffè e un “biscotti” omaggio. Plurale: “biscottis”), insomma una girandola continua. un’elasticità su cui gli inglesi giocano spesso: i giornali, ed in particolare il Sun, sono maestri nei titoli con giochi di parole, che sono frequentissimi e a noi possono sembrare banali. Un titolo era: “Nice to meat you” “meat” è per “meet” : “piacere di conoscerti”; l’articolo parlava del gruppo Meat Loaf.

Le cose più o meno classiche da non perdere, qua e là: i parchi della città, i musei (i principali sono gratis e la nuova Tate Modern è da vedere, anche solo da fuori), un giro sul Tamigi, St. Katherine’s Dock, Westminster, Greenwich, Oxford Street, i magazzini Harrods, Selfridges e Fortnum and Mason; sulla splendida ruota panoramica London Eye che domina Londra non sono andata. 13.50 pound erano troppi. D’obbligo, secondo me, anche una gita a Windsor e Eton, con passeggiata sul Tamigi che lì è bellissimo.

Ora ho bisogno di una vacanza. Accetto consigli. Magari un bel posto in Italia?

Nella foto: uno scoiattolo a Tavistock Square.

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Nebbia

30 Ottobre 2005 Commenti chiusi

Ieri l’altro la mia città era avvolta da una nebbia inconsueta per un luogo vicino al mare: fitta, densissima, si alzava dal fiume ed oscurava il sole. Anche alle otto e mezza del mattino, c’era un buio irreale, e le persone si stringevano nelle proprie giacche, il traffico era rallentato ed anche i negozi sembravano ritardare l’apertura. Ed io che sono nativa della pianura padana, mi sono sentita per una volta, a casa. Ogni angolo della città mi era più familiare e più vicino. Perché la nebbia mi manca: mi manca quell’atmosfera sospesa, di freddo pungente e di contorni sfumati, in cui si è naturalmente spinti a rinchiudersi nei propri pensieri perché la realtà esterna appare falsata, incerta, e cangiante, ma allo stesso tempo ci si sente avvolti e protetti da quello strano mantello grigio. Mi manca veder cambiare il paesaggio, per la nebbia e per la neve: qui le case, i ponti, le strade sono sempre gli stessi, niente altera mai quest’atmosfera netta, definita, inattaccabile. Un velo di nebbia, invece, suggerisce altre possibilità, un mondo diverso, una realtà che può cambiare. Passeggiare nella nebbia mette in discussione le proprie certezze, la strada che fino a quel momento abbiamo fatto senza pensarci, ora deve essere seguita con attenzione, se non addirittura cercata. Ogni cosa, ogni volume cambia la propria consistenza. Fino a ieri mi sono mancati questi momenti, in cui pare di muoversi in una città incantata.

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